Milano, 11 settembre 2016 - PRESIDENTE MARONI, la prego cortesemente di non fare rovinare una caserma storica come la Montello di via Caracciolo ospitando i cosiddetti profughi.​ Bruno Masardi
GENTILE BRUNO,
è ormai sotto gli occhi di tutti come esista una vera e propria emergenza. Incredibile che il Governo italiano non la riconosca. Ho chiesto più volte a Palazzo Chigi di dichiarare lo stato di emergenza come avevo fatto io nel 2011. Questo consentirebbe al sistema della Protezione civile e alle Regioni di intervenire. Ora invece è il caos, come si vede a Como, e a Milano. Le Regioni non sono coinvolte e non possono intervenire perché, appunto, manca la dichiarazione dello stato di emergenza. Questa è l’ipocrisia della sinistra, che ci accusa di non intervenire quando invece è il Governo che esclude le Regioni. Il Governo si sta dimostrando incapace di gestire questa grande emergenza. Quello che, come Regione, potevamo fare direttamente lo abbiamo fatto. Abbiamo detto di no all’utilizzo del campo base di Expo per gli immigrati e alla fine il nostro ‘no’ è passato: è stata una vittoria. Il resto della gestione dei migranti è in mano ad un Governo che, invece di adottare i respingimenti, permette che le motovedette si spingano quasi sulla costa libica a recuperare i barconi.

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EGREGIO GOVERNATORE, ma che cosa state facendo agli artigiani? Sono massacrati con burocrazia e tasse. L’artigiano che cerca di salvare la sua faccia cercando di pagare tutto quello che gli è possibile, non ha aiuti da nessuno. L’edilizia resta, ad esempio, sempre bloccata completamente. Maria Luisa Beretta, Corbetta Sas

GENTILE MARIA, ben comprendo le difficoltà di tutto il mondo economico, soprattutto quello legato all’edilizia e all’artigianato. Le tasse che vi colpiscono, come lei sa, non le impone la Regione ma il Governo Centrale di Matteo Renzi. E quindi è a lui e a chi governa in questo momento che le lamentela va rivolta. Al contrario noi, come Giunta della Lombardia, proprio per il settore dell’edilizia che riteniamo fondamentale abbiamo creato delle regole ben chiare. Non abbiamo come obiettivo quello di impedire, o di ridurre l’attività di costruzione, soprattutto in termini di recupero di edifici e aree, anzi vogliamo incentivarlo. Non possiamo offrire contributi in termini di riduzione fiscale, perché appunto non è di nostra competenza. Ma rispetto al recupero delle aree industriali dismesse e dei centri storici abbandonati, o che necessitano di un intervento, c’è un’attenzione particolare da parte nostra, anche con risorse. Nel settore dell’edilizia intendiamo sostenere l’innovazione applicata alle costruzioni, per esempio sul fronte del risparmio energetico, perché vogliamo premiare un metodo che tuteli l’ambiente senza compromettere le esigenze del mondo delle imprese. Anche l’area Expo sarà oggetto di un ingente intervento. Un vero banco di prova per noi. Vorremmo che, nel pieno rispetto delle norme europee, potesse essere fonte di occasione per le imprese lombarde.

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PRESIDENTE MARONI, ha mai provato a chiedere una visita medica in un qualsiasi ospedale della Lombardia, tramite il Centro Unico Prenotazioni? Credo che serva intervenire migliorando un disservizio. Giovanni

GENTILE GIOVANNI, la sanità della nostra regione è già tra le eccellenze d’Europa, in termini di prestazioni e di costi. Ma io voglio migliorarla ancora di più, e lo stiamo facendo con la messa a regime della nostra legge sull’evoluzione del sistema sanitario: una norma che sta diventando l’esempio da seguire per tutte le altre regioni. Per quanto riguarda il call center ci sono importanti novità in arrivo. Dal primo gennaio 2017, infatti, le prenotazioni in tutte le strutture sanitarie pubbliche e in quelle accreditate potranno essere fatte chiamando un solo numero, il nostro call center regionale. Per la prossima settimana è convocato un tavolo di confronto con la sanità privata. Ad oggi un lombardo che contatta il numero unico per le prenotazioni raggiunge solo le strutture pubbliche: l’obiettivo è la condivisione delle agende al fine di ampliare l’offerta attraverso un precorso condiviso tra pubblico e privato. Stiamo, inoltre, costruendo strade preferenziali per malati cronici che con precise cadenze devono sottoporsi a determinati esami. Legato a questo tema c’è anche quello delle liste d’attesa. L’impegno su questo fronte è massimo. Solo nel 2016 per il loro contenimento abbiamo destinato 47 milioni alle attività ambulatoriali garantite dalle strutture contrattualizzate private e circa 80 milioni per le stesse attività in ambito pubblico. Abbiamo messo in campo politiche mirate, come l’apertura degli ambulatori il sabato e la sera. Un importante passo avanti.

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