Montecalvo Versiggia (Pavia), 16 giugno 2017 - Exploit pinot: non è ancora una nuova denominazione di questa pregiata uva (nella versione Pinot nero base per gli spumanti, ma vinificata anche in rosso), bensì la tendenza di mercato anche se mancano ancora due mesi abbondanti alla raccolta. La quotazione, infatti, starebbe salendo anche oltre 200 euro al quintale, due volte e mezzo il miglior prezzo spuntato lo scorso anno. Un boom senza precedenti e che ha una sua motivazione ben precisa: la forte richiesta da cantine del Trentino e del Veneto dove le gelate di metà aprile scorso hanno di fatto azzerato la produzione. L’Oltrepo non è stato immune, ma il danno sarebbe più contenuto (si stima circa il 25% in meno come quantità) e prevalentemente nelle zone di fondovalle. Pur vero che giacciono qualcosa come 964 segnalazioni di danni (in prevalenza, però, frutta), ma da queste parti, con il maltempo, sin qui è andata meglio che non altrove, Brescia compresa.

L’Olptrepo Pavese per il Pinot nero o noir ha più di un primato: il 75% della produzione nazionale arriva da qui, su 13.500 ettari vitati (il più grande bacino viticolo lombardo), poco meno di un quarto (tremila ettari) sono dedicati proprio al Pinot nero. Negli anni ’80 del secolo scorso il Pinot noir ha segnato la svolta, in positivo e dal punto di vista economico, per la vitivinicoltura locale anche se, a lungo andare, sostituendosi ad altre varietà (in Valle Versa soprattutto al Moscato) è andato anche incontro a forti cali di quotazione: nel 2014, ad esempio, anche 50 euro al quintale. Ora la corsa frenetica a prenotarne il raccolto 2017: «Non ci sono contratti firmati, ma sondaggi di sicuro ci sono stati . è la voce che circola fra i produttori – anche caricandoci le spese di trasporto (mediamente un euro, massimo due al quintale) sarebbe un affarone». Non a caso anche Terre d’Oltrepo, la cantina leader per dimensione, ha ritenuto di prendere posizione in modo ufficiale, tenendo conto degli obiettivi sulla spumantizzazione: «Ai danni che il clima ha causato c’è il rischio - ha dichiarato il presidente Andrea Giorgi - che se ne aggiungano altri qualora i soci cedano ad alcune offerte per fortuna sporadiche. La Cantina - aggiunge Giorgi - ritira tutto il prodotto del socio ogni anno e non solo quando il mercato lo richiede e se anche solo alcuni soci, in violazione degli accordi stessi presi con la Cantina, non conferiscono tutte le loro uve, danneggiano tutti gli altri oltre a ledere i loro stessi interessi». Difficile, però, anche in agricoltura, fermare il meccanismo della domanda e dell’offerta alla base del prezzo di mercato.