Pavia, 15 novembre 2017 - L’agroalimentare, come solo Pavia e la Lombardia lo possono declinare. Da protagonisti, ma con tanta strada ancora da compiere, soprattutto per sfondare davvero all’estero. Tanti gli spunti, tutti concreti, forniti dai partecipanti alla tavola rotonda organizzata ieri alla Certosa dal Giorno, con Regione Lombardia e UniCredit. "Agroalimentare, un primato lombardo - Prospettive e scenari per il futuro" il tema dell’incontro moderato dal direttore Sandro Neri. "Proprio insieme al Giorno - ha ricordato nel suo saluto iniziale il vicepresidente di Regione Lombardia, Fabrizio Sala - e con Coldiretti come partner, abbiamo cercato di cogliere l’opportunità di Expo per creare un po’ di consapevolezza sull’agroalimentare lombardo. L’internazionalizzazione non è facile, perché andiamo tutti in ordine sparso. E mettere in rete 800mila imprese non è semplice, soprattutto perché ci rivolgiamo in particolare alle piccole e medie realtà".

E ancora: "Per questo servono pianificazione e gioco di squadra. Un piano strategico sull’agroalimentare noi come Regione Lombardia lo vogliamo fare, non per essere quelli che lo vogliono fare da soli, ma per creare un modello al quale poi possono partecipare tutti, senza incartarci a livello nazionale". "Se l’italian sounding, ovvero il finto made in Italy, vale 70 miliardi di euro quando il nostro export ne vale 38 - ha sottolineato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia - la sfida è portare i nostri veri prodotti in tutti i Paesi, dando la certezza del vero made in Italy. Ma servono visione e strategia. Ad esempio, si parla di alta velocità. Ma se ne parla solo per i passeggeri, perché non per le merci? Soprattutto per le merci deperibili, come nel settore agroalimentare, ci si gioca tutto con la velocità del trasporto. E serve una prospettiva nel medio e lungo periodo, che finora è mancata".

"Noi fino a 10 anni fa - ha fatto notare Dario Scotti, presidente di Riso Scotti - esportavamo il 5%, nulla. Oggi siamo arrivati in 85 Paesi, con circa il 45%. Ma il nostro riso deve essere ben caratterizzato. Il riso per il risotto, ad esempio, può crescere bene solo qui, nelle nostre risaie. Ma troppo poco riso purtroppo è ben caratterizzato. Con un riso qualunque, un riso “qualunquizzato” dico io, si patisce la concorrenza di chi ha costi di più bassi del nostro". "Il nostro riso però non è sporco di sangue - ha rimarcato Stefano Greppi, risicoltore titolare dell’omonima azienda agricola a Rosasco e membro del Consiglio Coldiretti -. Non è come quello di alcune dittature dove le popolazioni vengono ancora oggi massacrate. L’unica cosa che possiamo fare è valorizzare il prodotto per la sua qualità. L’etichettatura è quello che ci salva in questo momento". Nonostante le difficoltà, l’agroalimentare è comunque un settore in crescita nell’analisi di Paola Garibotti, Head of territorial development and relation Lombardia di UniCredit: "Per la nostra banca l’agroalimentare ha una componente di positività per tre principali fattori: l’aumento della popolazione, il potenziale dell’export e il fatto che ha dimostrato di essere un settore anticiclico".

L’innovazione nel mondo vitivinicolo è stata affrontata da Michele Rossetti, presidente del Consorzio tutela vini Oltrepò pavese: "Stiamo mettendo mano al mondo delle regole, perché partiamo da una situazione complicata. La riforma dei disciplinari l’abbiamo basata su due pilastri: la tracciabilità, dal vigneto alla tavola; la semplificazione dell’offerta, per legare il territorio a un vino". "È arrivato il momento - ha aggiunto Fabiano Giorgi, presidente del Distretto del vino di qualità Oltrepò pavese - di fare un progetto a medio-lungo termine. Oltrepò 2030 è un progetto che vedo in maniera organica, con passaggi annuali riferibili a macro-obiettivi triennali. Con l’obiettivo finale che l’Oltrepò diventi leader italiano assoluto nelle bollicine".  "La ricerca e anche la formazione - ha detto Osvaldo Failla, direttore del Dipartimento di scienze agrarie e ambientali dell’Università degli studi di Milano - sono fondamentali per avere prodotti davvero tipici e non ingannare il consumatore. Occorre studiare la fisiologia dei prodotti e gestirla sia nel campo che durante la trasformazione. 
"Consapevolezza e metodo - ha concluso Giovanni Solaroli, Regional Manager di UniCredit - sono le due parole chiave che i protagonisti di questo incontro hanno più volte ripetuto, nei diversi ambiti di competenza, analizzando la situazione e le prospettive dell’agroalimentare pavese e lombardo. Lancio l’ultimo invito: metteteci alla prova, per condividere come banca le vostre idee e supportarle in modo fattivo".