Brescia, 25 gennaio 2017 - «No» della Corte d’Appello di Brescia alla revisione del processo ad Alberto Stasi. Almeno per ora. Per un motivo procedurale e insieme pratico: i giudici bresciani non hanno ricevuto alcuna formale istanza di revisione direttamente da parte della difesa dell’ex studente bocconiano, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, il 13 agosto del 2007, a Garlasco. Per questo da Brescia è arrivata un’ordinanza di «non luogo a provvedere».

«Non risulta - spiega l’ordinanza - alcuna richiesta formulata dalla difesa del condannato la quale ha solo depositato presso la Procura generale gli esiti delle investigazioni difensive chiedendo l’attivazione di indagini (che gli stessi legali indicano come necessarie, così implicitamente reputando gli elementi raccolti dalla società di investigazioni non autosufficienti ai fini della revisione del processo)». Il «non luogo a procedere» sulla revisione viene dichiarato «per la semplice ragione che non risulta avanzata al riguardo alcuna istanza da parte di soggetti eventualmente legittimati e che il codice di rito con contempla alcun potere “ex officio” in capo all’Autorità Giudiziaria astrattamente competente per la procedura» di revisione processuale. Intanto i legali di Stasi già lavorano alla istanza per un nuovo processo che presenteranno fra qualche settimana.

I fatti. Poco prima della metà di dicembre i difensori depositano alla Procura generale di Milano una documentazione. Un esposto denuncia firmato dalla madre di Alberto, Elisabetta Ligabò. Un’istanza in cui gli avvocati di Stasi chiedono l’approfondimento degli elementi acquisiti con le indagini difensive e, se ci fossero i presupposti, la revisione del processo. Il punto di forza è la consulenza affidata al biologo forense Pasquale Linarello, che avrebbe riscontrato «piena compatibilità» fra il Dna rimasto su nove margini ungueali della vittima e quello di Andrea Sempio, 28 anni, coetaneo e amico del fratello minore di Chiara Poggi, Marco. Il procuratore generale Roberto Alfono trasmette per le indagini preliminari a Pavia (dove il procuratore aggiunto Mario Venditti iscrive Sempio, come atto dovuto, nel registro degli indagati per omicidio volontario) e alla Corte d’Appello di Brescia, con una nota di accompagnamento. In assenza della procedura contemplata dal codice di procedura penale, la Corte d’appello bresciana non ha potuto fare altro che dichiarare il «non luogo a provvedere».

La difesa di Alberto Stasi lavora alla richiesta di revisione e non ha smesso di indagare. Sarebbero stati acquisiti «rilievi tecnici» che entreranno nell’istanza. I difensori (Angelo Giarda, Fabio Giarda, Enrico Giarda, Giada Bocellari) ribadiscono in una nota che il provvedimento bresciano «prende semplicemente atto, allo stato, della impossibilità di decidere non essendo stata presentata davanti all’Autorità giudiziaria di Brescia alcuna istanza di revisione da nessuna delle parti legittimate». È quindi inesatto che la revisione sia stata respinta «per la semplice ragione che ad oggi non esiste alcuna istanza».