Garlasco, 15 gennaio 2017 - Otto pedinamenti per acquisire il Dna di Andrea Sempio. E’ il 26 ottobre del 2016 quando l’agenzia di investigazioni private di Milano, incaricata dalla difesa di Alberto Stasi, inizia la sua attività: dopo avere fotografato la cassetta delle lettere e le auto nel cortile dell’abitazione di Garlasco, alle 12.55 gli investigatori iniziano a seguire il giovane ventottenne (amico del fratello minore di Chiara Poggi, Marco) fino al suo arrivo, alle 13.35, all’Iper di Montebello della Battaglia, dove è impiegato in un negozio di telefonia. Sempio è pedinato il 31 ottobre, dalle 13.05 e fotografato mentre lavora al pc; alle 21 lascia il centro commerciale, alle 21.35 rincasa. Il 1° novembre è fotografato al lavoro, seguito fino alle 16.39 quando rientra. Nuovo pedinamento il giorno dopo. Il 7 novembre l’agenzia informa i carabinieri dell’attività. Il 9 novembre la polizia municipale controlla gli investigatori; Sempio esce alle 13 e fa ritorno alle 21.35. Il 10 novembre Andrea lascia l’Iper alle 16.45 e alle 17.20 è a Garlasco. Il 18 novembre l’ultimo pedinamento: Sempio è fotografato mentre ordina un caffé al bar dell’iper. Stacca alle 15.45, alle 16.21 è a Garlasco. I detective acquisiscono un cucchiaino e una bottiglietta d’acqua.

Da lì viene ricavato il Dna, consegnato al biologo forense Pasquale Linarello. Secondo la sua comparazione, 14 regioni su 17 del Dna presente su due unghie della vittima sono perfettamente sovrapponibili al profilo genetico del ceppo maschile della famiglia Sempio. Andrea oggi è iscritto nel registro degli indagati della Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi. Le opposte tesi non smettono di contrapporsi. L’avvocato Giada Bocellari è uno dei difensori di Stasi (condannato a 16 anni per l’omicidio della fidanzata): «Le indagini difensive svolte dalla società di investigazioni sono state attuate nel pieno rispetto della normativa. In particolare, le attività di acquisizione dei reperti, cucchiaino e bottiglietta, prima, e l’attività di confronto dei Dna, poi, sono state effettuate nel completo rispetto della privacy in quanto si trattava di dati del tutto anonimi. Attività effettuate nell’ambito delle indagini difensive regolamentate dalla legge, per le quali non era necessario il consenso dell’interessato. Stupisce molto, in ogni caso, che si discuta sulla modalità delle indagini compiute piuttosto che sul fatto che sia stato rinvenuto il Dna di un soggetto individuato sulle unghie di una ragazza di 26 anni barbaramente uccisa». «Confidiamo - dice Gian Luigi Tizzoni, legale di parte civile per la famiglia Poggi - nel fatto si tenga conto della sentenza definitiva della Cassazione che, a nostro avviso, non può essere messa più in discussione, soprattutto con elementi che, allo stato, ci sembrano molto deboli. Come parte civile, ho titolo di partecipare all’eventuale giudizio di revisione a Brescia e di seguire gli sviluppi davanti alla Procura di Pavia. All’esito di entrambi, faremo le nostre valutazioni».

A “Quarto Grado” è stato evocato anche un altro episodio. Il 12 gennaio 2016 un anziano entra nel negozio di autoaccessori della famiglia Stasi e spiega di conoscere la verità: la mattina del 13 agosto del 2007, quando Chiara è stata assassinata, ha notato un uomo, che non è Alberto Stasi, accanto al villino dei Poggi. Il testimone (forse un agricoltore della zona) non è stato mai rintracciato.