Pavia, 10 agosto 2017 - "Non è una questione campanilistica, ma di operatività e di funzionalità dell’ente camerale. E di rispetto dei criteri che erano stati fissati, che riteniamo non siano stati applicati correttamente". Franco Bosi, presidente della Camera di commercio di Pavia, conferma l’intenzione di ricorrere contro il decreto firmato l’altro ieri dal ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, per la riforma e il riordino delle Camere di commercio. Pavia non contesta l’accorpamento con Cremona e Mantova, ma la sede legale (o principale) data a Mantova e non a Pavia. "Unioncamere - spiega il presidente Bosi - aveva dato criteri per gli accorpamenti, tra cui la sede legale, inizialmente definita primaria, nella Camera con più iscritti". I numeri (al 31 dicembre 2016) delle imprese e unità locali non lascerebbero dubbi: 58.068 Pavia, 49.750 Mantova e 36.824 Cremona. Ma Cremona e Mantova hanno fatto un "matrimonio" a due, raggiungendo così quota 86.574 e stabilendo la sede a Mantova. A questo punto, se l’accorpamento fosse stato tra Cremona e Mantova già unite e dopo si fosse aggiunta Pavia, la sede legale dovrebbe in effetti rimanere a Mantova. "Ma così non è stato - precisa Bosi - perché il loro accordo non era stato fatto nei termini previsti dalla legge ma è stato posteriore, non ha valenza. Tant’è che l’accorpamento è a tre. E ci opponiamo alla scelta fatta sulla sede a Mantova. Convocherò la Giunta per deliberare come procedere". Un ricorso al Tar per la sede legale non è certo una buon inizio per il nuovo ente camerale.

"Non è una bella premessa - ammette Bosi - ma ci opponiamo a una scelta che sembra dettata esclusivamente da motivazioni campanilistiche, che non servono a nessuno. Dobbiamo renderci conto che raccogliamo tutto il mondo associativo di un territorio e la sede operativa deve rimanere dove ci sono le aziende. Non solo. Pavia ha un polo universitario importante, che non hanno né Mantova né Cremona: un aspetto tutt’altro che secondario, anche nell’ottica delle priorità fissate dallo stesso Ministero, tra cui l’industria 4.0 e l’alternanza scuola-lavoro". Ma quello della Camera di commercio di Pavia non è l’unico ricorso annunciato contro il decreto firmato dal ministro Calenda. "Regione Lombardia valuterà quali iniziative assumere, compresa la possibilità di un ricorso contro il decreto": lo ha detto ieri Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia. In questo caso non sulla sede legale, ma sull’autonomia dell’ente camerale pavese, in deroga alla legge, come richiesto appunto dalla Regione. Ma la Camera di commercio di Pavia non si era espressa per l’accorpamento con Cremona e Mantova? "Noi come ente camerale - risponde il presidente Bosi - non possiamo chiedere una deroga, lo può fare la Regione". Anche con la firma del decreto, insomma, non è ancora detta l’ultima parola, che spetterà al Tribunale amministrativo chiamato a pronunciarsi su accorpamento e sede legale.