Pavia, 15 luglio 2017 - Questa volta ha deciso di rispondere alle domande del Gip. E ha confessato. Massimo Piazza, accusato dell’omicidio di Jader Sgherbini, ucciso lunedì pomeriggio a Garlasco, giovedì durante il primo interrogatorio si era avvalso della facoltà di non rispondere. Poi, il giudice ne aveva disposto un secondo che si è svolto ieri, dopo aver applicato una misura cautelare perché non aveva potuto procedere alla convalida del fermo per un errore burocratico. E così Piazza ha raccontato la sua versione dell’accaduto. La dinamica dell’omicidio, gli antefatti. Ha spiegato al giudice di essere stato minacciato in carcere negli ultimi giorni, che già in passato aveva subito intimidazioni e anche agguati. In particolare, ha ricordato un episodio alla frazione Belcreda di Gambolò, dove ha detto di essere stato aggredito da uomini armati di coltello. Ha raccontato al Gip che da quel momento era solito girare con la pistola, l’arma del delitto, «per difesa» in seguito a quei precedenti: «avevo paura», avrebbe detto. Il movente del delitto, questioni di denaro. L’astio con Sgherbini e i suoi sodali era infatti sorto per un assegno rubato. Secondo il racconto di Piazza, avrebbe comprato per 500 euro un assegno dal valore di 3mila euro da persone vicine a Sgherbini, per scoprire solo dopo che era provento di furto. Non l’ha potuto incassare e sarebbero quindi sorti malumori e discussioni sfociati poi in aggressioni.

Il giorno dell’omicidio, ha spiegato al Gip l’indagato, "non volevo sparare". Si erano incontrati in piazza Unità d’Italia, Piazza ha riferito al Gip che la vittima secondo la sua versione dei fatti l’avrebbe seguito e minacciato dicendogli «Io ti scanno». Piazza ha raccontato di aver preso la pistola dall’auto e di aver fatto fuoco perché inseguito dalla vittima. È stato arrestato dopo un inseguimento, ma dice lui che non stava fuggendo bensì raggiungendo lo studio del suo legale ad Abbiategrasso. È passato a prendere convivente e il di lei figlio «temendo ripercussioni» su di loro. Al momento resta in carcere. Il suo difensore Roberto Grittini ha commentato: "Io vedo sullo sfondo una legittima difesa. Bisogna capire come chiunque avrebbe reagito di fronte a un’aggressione fisica". L'omicidio è stato ripreso dalle telecamere della videosorveglianza di un locale che si affaccia su piazza Unità d’Italia, filmati che ora saranno analizzati dagli investigatori per valutare le eventuali incongruenze con le dichiarazioni rilasciate da Piazza.