Garlasco, 31 dicembre 2016 - Sono 174, raccolti su Facebook nel gruppo pubblico “Alberto Stasi innocente”. Credono nell’innocenza dell’ex studente della Bocconi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Per loro, la mattina di quel lunedì 13 agosto 2007, fu un altro ad agire, a sorprendere Chiara nella villetta di via Pascoli, a colpirla a morte. Gabriele ha spedito ad Alberto, nel carcere di Bollate, una cartolina del suo paese, in provincia di Pisa. «Mi auguro - scrive nello slang tipico dei social - ke venga scarcerato almeno x Capodanno se davvero avessero scoperto che è innocente ovvero se si sono accorti ora che il Dna trovato sotto le unghie dell’ex fidanzata Chiara Poggi appartiene ad un altro della cerchia ke frequentava ... boh! Ke Dio t’assista! Anch’io ho sempre creduto nella tua innocenza ... si nota che hai una faccia umile, pulita e cosciente! Spero ke i giudici ke hanno sbagliato a condannarti ti risarciscano immediatamente scarcerandoti!». Nessuno pare dubitare della responsabilità di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, il nome uscito dalle indagini difensive. Scrive Davide: «L’alibi che ho letto di questo Sempio non mi sembra molto forte. Lui avrebbe consegnato uno scontrino di un parking di Vigevano timbrato 11.30 o giù di lì. A quell’ora Chiara Poggi era morta approssimativamente da circa due ore e mezzo».

Stephy si lamenta che la giustizia italiana non esiste. «Povera Chiara - si rammarica -, hanno permesso che non si facesse luce su questa tragedia. Come sempre in Italia arrestano un colpevole, non il colpevole. Poveri noi, povero Alberto, povera Italia». Più di uno, mentre ribadisce la sua assoluta convinzione innocentista, chiede ogni possibile garanzia per il nuovo indagato per scongiurare il rischio di un processo mediatico. È il caso di Chiara, nel suo messaggio postato il giorno di Natale: «Buon Natale a tutti! Parlo personalmente. Pur essendo importantissimo tutto quello che sta succedendo, vi chiedo di evitare commenti contro questo nuovo indagato. Vorrei che non succedesse quello che Alberto ha subito per colpa dell’opinione pubblica e dei media. Lasciamo che le autorità competenti lavorino in serenità! Auguri e, che diamine, Natale di speranza». Saranno i giudici di Brescia a decidere sulla richiesta di revisione del processo.

Intanto sono state pubblicate le motivazioni della condanna del maresciallo che mentì davanti al giudice sulle circostanze che accompagnarono la sua decisione di non sequestrare la bicicletta nera da donna in uso ad Alberto Stasi. L’allora comandante dei carabinieri di Garlasco è stato condannato a 2 anni e 6 mesi. Anche per effetto di quella falsa testimonianza Alberto Stasi venne assolto nei primi due giudizi di merito. «Non è dato di conoscere - osserva però la sentenza - quali siano state le ragioni per le quali il maresciallo scelse deliberatamente di mentire». Il reato si prescriverà tra pochi mesi.