Garlasco, 28 dicembre 2016 - Alberto Stasi è l’unico responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi. Sancito da una sentenza "irrevocabile". I legali della famiglia della vittima, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, provano il contrattacco. Una mossa che segue alla clamorosa iniziativa dei difensori di Stasi che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati della procura di Pavia del nome di Andrea Sempio, 28 anni, amico di Marco, fratello minore della ragazza uccisa nela sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007. Secondo il genetista incaricato dalla difesa esiste una piena compatibilità fra il suo Dna e quello rimasto sulle unghie di Chiara.

Nella mattinata di ieri i due legali hanno depositato nella cancelleria della procura una memoria di una decina di pagine corredata da una imponente documentazione di atti processuali. Le sentenze fino a quella della Cassazione che ha reso definitiva la condanna di Alberto a 16 anni di reclusione. Consulenze di parte. La perizia sui margini ungueali di Chiara eseguita dal professor De Stefano, dell’università di Genova, con la conclusione che il materiale era troppo esiguo e deteriorato, al punto «che non era possibile fare alcuna considerazione in tema di identità o di esclusione». Una conclusione recepita dalla sentenza della Suprema Corte. Verbali di udienza come quello in cui la difesa concorda sul punto che «i pochi marcatori che sono stati acquisiti potevano essere comuni a circa quaranta, cinquantamila uomini».

In una nota gli avvocati della famiglia Poggi sottolineano «la totale infondatezza di qualsivoglia ipotesi volta a prospettare delle responsabilità di terzi nell’omicidio di Chiara Poggi, il cui unico autore è già stato condannato da un sentenza irrevocabile emessa in nome del popolo italiano». «I difensori della famiglia Poggi si dichiarano «dispiaciuti per il coinvolgimento di una persona risultata del tutto estranea all’accaduto» e «sconcertati dinanzi alle notizie della stampa secondo le quali si dovrebbe dar credito a valutazioni scientifiche effettuate da un consulente di parte (ben lontane dall’essere una perizia) all’insaputa dell’interessato e senza alcuna garanzia per il medesimo, mentre non avrebbero invece valore le accurate analisi genetiche effettuate nel processo a carico di Stasi dal professor De Stefano con la partecipazione dei consulenti di tutte le parti e il rispetto di tutti i protocolli e le garanzie di legge».

«Giova inoltre ricordare – si legge nella nota – che la condanna irrevocabile di Stasi non è certo dipesa da valutazioni inerenti il citato Dna, bensì da sette diversi elementi di prova che risultano integrarsi perfettamente come tessere di un mosaico che hanno contribuito a creare un quadro d’insieme convergente verso la colpevolezza di Stasi, oltre ogni ragionevole dubbio». La difesa dell’ex studente della Bocconi ha chiesto la revisione del processo. «In tempi rapidi – dice Claudio Castelli, presidente della Corte d’appello di Brescia, interessata dalla revisione –, sarà fissata l’udienza, impossibile però a oggi stabilire quando avverrà».