Pavia, 12 gennaio 2018 - Il bambino  piangeva, sembrava star male, e così il papà gli ha dato il metadone. Il piccolo si è salvato grazie all’intervento dei medici. Il genitore, 39 anni, ieri è stato condannato dal tribunale di Pavia a sei mesi di reclusione per lesioni gravissime. La madre, quarant’anni, anche lei a giudizio per lo stesso episodio, è stata invece assolta. Il bambino è venuto alla luce nel 2014 in provincia di Pavia. All’epoca dei fatti i due genitori erano tossicodipendenti. La dipendenza dalla sostanza stupefacente nel grembo materno è stata trasmessa al neonato: il piccolo appena nato, mostrandone i segni, è stato quindi trattato in ospedale con il metadone per guarirlo, come avviene in questi casi. Dopo alcuni giorni di cura, quando le sue condizioni lo hanno reso possibile, il bambino è andato a casa con i genitori.

Poi, il dramma. Il neonato pochi giorni dopo è stato riportato in ospedale, era in crisi, stava molto male. Inizialmente si pensava a un’indigestione di latte, poi la verità è venuta a galla: nel suo corpo c’erano alte dosi di metadone. Le indagini hanno subito escluso errori dell’ospedale durante le cure post partum. È presto arrivata anche la confessione del papà che, con una lettera, ha comunicato alla compagna che era stato lui a somministrare la sostanza al bebè con una siringa siccome piangeva e si lamentava, pensando di farlo star meglio. Entrambi i genitori sono stati rinviati a giudizio per tentato omicidio, reato poi derubricato in lesioni gravissime.

Ieri la sentenza, che ha assolto la madre e condannato il padre. Intanto però, il piccolo è stato affidato in via definitiva dal Tribunale dei minori a un’altra famiglia: «La mia assistita è stata assolta, aspetteremo le motivazioni della sentenza e poi tenteremo in Cassazione la revisione del processo civile per cercare di poter riavere il bimbo», ha spiegato il difensore della madre, Fabio Santopietro. L’avvocato difensore del padre invece, Chiara Pedrazzi, ha spiegato: «Impugneremo la sentenza perché a mio avviso non c’è la volontarietà del gesto. È stata una leggerezza, non c’era la volontà di far del male al piccolo. Il padre aveva visto che al bambino in ospedale era stato dato il metadone come terapia e siccome lui piangeva e aveva delle coliche ha pensato di darglielo». E ha aggiunto: «Lui ha scagionato la compagna, si è assunto le sue responsabilità». In separato giudizio civile sarà valutata la richiesta di risarcimento del Comune pavese di residenza del condannato, ente che si era costituito parte civile al processo.