Mortara (Pavia), 12 gennaio 2018 - I treni torneranno a percorrere la linea Mortara-Casale Monferrato. È il risultato della lunga battaglia del sindaci della tratta che è culminata con la firma del protocollo d’intesa siglato dalle Regioni Piemonte e Lombardia, da Rfi, la società delle Ferrovie che si occupa delle infrastrutture e dai Comuni interessati. Far ripartire la Mortara-Casale avrà però un costo considerevole, 7 milioni e 300mila euro, che saranno a carico di Rfi, oltre a una sovvenzione annua di un milione e 793mila euro sostenuta dalle Regioni e un contributo di 20mila euro dalle Province e dai Comuni. A questo considerevole flusso di denari si devono aggiungere anche i due milioni e mezzo di euro spesi nel 2010, inutilmente, quando l’intera tratta era stata oggetto di un importante intervento di sistemazione dopo il quale però nessun treno aveva più transitato lungo i poco meno di 30 chilometri di strada ferrata.

Le cause? Le continue infiltrazioni di acqua in una galleria di Ozzano Monferrato (Alessandria), per sistemare la quale era stata stimata una spesa di 5 milioni di euro, e la posa dei nuovi binari, più massicci dei precedenti e pensati per il traffico delle merci, che avevano però reso difficoltoso se non impossibile quello dei convogli passeggeri. Così la Regione Piemonte, nel 2012, ne aveva decretato lo stop.

Ora però le cose cambieranno: i lavori, che dovrebbero iniziare nelle prossime settimane, dovranno essere conclusi per la fine dell’anno. Le corse giornaliere, dalle 6 alle 21, saranno 13, molte più delle tre coppie previste in un primo tempo e vicine alle 17 del 2010. L’intesa prevede che il servizio abbia una durata di non meno di tre anni; trascorso quel periodo si effettueranno le valutazioni del caso e, se si saranno raggiunti gli obiettivi fissati, si passerà al servizio permanente. "Intanto i collegamenti su gomma – fa sapere il sindaco di Mortara, Marco Facchinotti – saranno mantenuti".

Lo spreco di denaro in quelle poche decine di chilometri al confine tra Lombardia e Piemonte non si è limitato a questo: in stato di abbandono la linea è stata più volte presa di mira dai “predoni” a caccia di rame, tanto che uno studio dell’Agenzia per la Mobilità del Piemonte, aveva quantificato per il solo ripristino di quanto sottratto una spesa di almeno 800mila euro.