Pavia, 18 giugno 2017 - Tanta paura. E non poche polemiche sulla sicurezza. Ma, per fortuna, conseguenze limitate. L’allarme è scattato poco prima di mezzanotte di venerdì, quando nella sede a Landriano della ditta di trasporti Bartolini la quasi totalità dei lavoratori presenti lamentavano bruciore agli occhi e problemi alle vie respiratorie. Oltre ai soccorsi sanitari, attivati con l’invio di 9 ambulanze più l’automedica, sono arrivati sul posto i vigili del fuoco, l’Arpa e l’Ats (ex-Asl). Oltre ai 37 lavoratori della Bartolini altre 2 persone lamentavano gli stessi sintomi, dipendenti della ditta Bitolea che ha la sede a poche centinaia di metri, dove si lavorano solventi e sostanze chimiche.

Immediato è stato quindi il timore della dispersione nell’aria di sostanze tossiche. In realtà le immediate analisi condotte sul posto dall’Arpa hanno scartato la tossicità della “nube” che si era sprigionata dall’impianto chimico. E le conseguenze riportate dai 39 coinvolti hanno nei fatti confermato il rientrato allarme per problemi di tossicità. Anche i trasportati con le ambulanze (negli ospedali di Pavia, Vigevano, Melegnano, San Donato, Lodi e Codogno) oltre a quelli trattati sul posto, non hanno infatti riportato conseguenze e sono stati tutti dimessi. Si è infatti trattato di una irritazione, appunto agli occhi e alle vie respiratorie, provocata da una sostanza non tossica ma molto “odorigena”.

In basea quanto riferito dall’Arpa, dopo il sopralluogo effettuato nella Bitolea insieme ai rappresentanti dell’azienda e agli operatori dell’Ats e dei vigili del fuoco, la sostanza dispersa nell’aria sarebbe il butilacetato, non tossica ma con un forte odore, e infiammabile. E la dispersione nell’aria, in base alla ricostruzione dell’accaduto, sarebbe avvenuta al termine delle fasi di lavorazione della sostanza, durante il lavaggio dei macchinari.

Il problema sarebbe stato provocato da una fuoriuscita accidentale di azoto, usato come anti-detonante nelle operazioni di lavaggio, che avrebbe sollevato nell’aria la nube della sostanza che è andata a provocare l’irritazione agli occhi e alle vie respiratorie dei dipendenti della vicina ditta di trasporti. «L’evento registrato nella notte - recita la nota diramata nel pomeriggio dalla Bitolea - è attualmente all’esame dell’azienda per verificarne le cause tecniche. In misura puramente precauzionale e per poter effettuare gli accertamenti nel minor tempo possibile l’azienda ha temporaneamente fermato la produzione. Come rilevato da tutte le autorità competenti, nessuna misura di emergenza è stata necessaria».

Ma proprio l’attivazione del cosiddetto Pee, Piano di emergenza esterno, è l’oggetto di una duplice richiesta di chiarimenti che il Comune di Landriano, a firma del sindaco Maria Ivana Vacchini e dell’assessore all’Ambiente Roberto Aguzzi, ha mandato alla Prefettura (e ad Arpa, Ats, Ispra, Vigili del fuoco e carabinieri) e alla stessa Bitolea. Presenti sul posto già nella nottata, gli amministratori di Landriano chiedono alle autorità competenti di convocare un incontro per valutare non solo la relazione dell’azienda sull’accaduto ma anche «le tempistiche dell’attuazione del Pee». E ai vertici della Bitolea, più nello specifico, viene chiesto il dettaglio delle tempistiche dell’accaduto: a che ora è avvenuto l’incidente, a che ora è stato attivato il Piano di emergenza esterno, ma anche «a che ora i vigili del fuoco sono arrivati innanzi ai cancelli della ditta» e «per quale motivo non sono stati immediatamente fatti entrare nello stabilimento». L’europarlamentare pavese Angelo Ciocca (Lega Nord) ha subito presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo di «procedere per verificare cause e responsabilità» e di «mobilitare una delegazione per un sopralluogo nell’azienda».