Pavia, 6 ottobre 2017 - Ha scoperto il Dna a quattro eliche e ora al Cold Spring Harbor Laboratory di New York sta studiando il cancro al pancreas. Ieri pomeriggio Giulia Biffi, 31 anni, di Bergamo, ha fatto ritorno in Italia, nella Pavia in cui ha studiato e si è laureata in Scienze biomolecolari e genetiche. L’occasione è stata la consegna del premio Ghislieri, riconoscimento assegnato dall’Associazione alunni del collegio, che ogni anno viene conferito a un giovane ghisleriano di successo e a uno più maturo giunto al culmine della sua carriera. La scelta dell’ottava edizione è caduta su Giulia Biffi e Giampaolo Merlini medico ematologo, docente di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica all’Università di Pavia, direttore scientifico del San Matteo e leader internazionale nella ricerca e cura delle amiloidosi sistemiche.

Dopo la laurea si è trasferita a Cambridge e ora lavora a Long Island vicino a New York. Com’è cambiato il suo modo di fare ricerca?

«Quella che faccio oggi è una ricerca molto più concreta, vicina alla clinica. Abbiamo un contatto con i pazienti ai quali preleviamo dei campioni tumorali per effettuare delle colture e arrivare, non nell’immediato, a una terapia personalizzata».

Vorrebbe continuare a fare ricerca?

«Sì, mi piacerebbe molto anche se il percorso dovrebbe portarmi a diventare professore. Ma io penso di essere più utile in laboratorio che dietro una scrivania. Comunque credo che resterò all’estero. Mi sarebbe piaciuto tornare in Gran Bretagna, però con la Brexit e la mancanza di fondi europei non credo che potrò farlo».

Dagli Usa come viene vista la ricerca italiana?

«Non si parla di ricerca italiana, esiste la ricerca e basta. I risultati raggiunti vengono pubblicati e non importa se si tratta di scoperte italiane o di altre nazioni».

Ha nostalgia dell’Italia?

«No, io dico sempre che l’Italia è un Paese bellissimo per chi vuole fare il turista. Io preferisco vivere all’estero come faccio da sette anni, anche se non sono stati facili i primi tempi per me. Noi siamo un popolo unico, altrove si fa fatica a integrarsi e ad avere relazioni sincere e durature».

Ai giovani che stanno studiando che cosa consiglia?

«Di trovarsi qualcosa che li appassioni, solo così potranno superare le frustrazioni scientifiche e non che potranno incontrare. Per gli studi universitari ritengo che l’Italia sia ancora quella che garantisce la migliore preparazione e che possano trasferirsi dopo la laurea, magari per frequentare il dottorato negli Usa o in Gran Bretagna».

Che cosa vuol dire ricevere il premio Ghislieri?

«È un enorme piacere. E poi lo ritiro a Pavia che non ho trovato cambiata così come non è cambiato il mio collegio. E questo è positivo. Solo gli studenti sono molto giovani. Ma è normale, sono invecchiata io».