Pavia, 26 maggio 2017 - Si erano specializzati in furti di carburanti, direttamente dagli oleodotti. Creando delle vere e proprie condutture 'alternative' che portavano ai loro siti di stoccaggio abusivo: 7 quelli scoperti e sequestrati dai carabinieri nelle province di Pavia, Piacenza e Alessandria. L'esito dell'operazione "Enigma" sarà illustrato questa mattina (alle 10) in conferenza stampa al Comando provinciale dei carabinieri di Pavia.

La fase conclusiva delle indagini ha visto l'arresto di 5 componenti dell'organizzazione, tra cui i due presunti capi, uno italiano e l'altro lettone, quest'ultimo considerato la vera e propria mente del gruppo criminale transnazionale, già colpito nelle scorse settimane da 2 precedenti arresti e 11 misure cautelari (10 in carcere e una ai domiciliari) e alle denunce in stato di libertà di altri 5 coinvolti nel sodalizio. Tra gli appartenenti all'organizzazione criminale, ex militari del Patto di Varsavia, ex dipendenti di società petrolifere dell'Est e italiani addetti principalmente alle attività di intermediazione e logistiche.

Con metodi tipicamente militari ed equipaggiati con materiali anche costosissimi e apparecchiature tecniche specialistiche, effettuavano operazioni di scavo abusivo nel terreno, raggiungendo le condutture degli oleodotti (di Eni, Sarpom e Sigemi), perforando le condutture e applicando valvole progettate e realizzate appositamente per sottrarre gli idrocarburi, infine allestendo dei collegamenti sotterranei, lunghi anche svariati chilometri, fino ai capannoni o strutture industriali appositamente prese in affitto dagli intermediari italiani, anche sotto false generalità. 

L'attività investigativa è stata coordinata dal procuratore capo di Pavia, Giorgio Reposo, e diretta dal procuratore aggiunto Mario Venditti e dal sostituto procuratore Andrea Zanoncelli. I carabinieri del Comando provinciale di Pavia e della Compagnia di Vigevano hanno condotto le indagini attraverso intercettazioni, pedinamenti, controlli dei sistemi di videosorveglianza, persino droni muniti di particolari sistemi sonar per rilevare le manomissioni dall'interno degli oleodotti. I militari hanno anche scoperto tre ville, una a Fortunago (sulle colline dell'Oltrepò pavese), una a Casalpusterlengo (Lodi) e l'altra a Trezzano sul Naviglio (Milano), nelle quali l'organizzazione si era insediata e usava come "cabine di regia", rifugi blindati per cercare di impedire eventuali operazioni di 'avvicinamento' da parte delle forze dell'ordine. Che invece sono riuscite a scardinare l'organizzazione.