Montebello della Battaglia (Pavia), 9 gennaio 2017 - «Andrea?». Il giovanotto al banco del negozio di telefonia ha appena salutato due clienti e ripreso la registrazione al computer di alcuni contratti. Interrompe il lavoro. Ricambia la stretta di mano, non appare troppo sorpreso né infastidito dalla comparsa del cronista. È da poco passato mezzogiorno. Attorno la folla delle famiglie della domenica scorrazza per gli open space dell’Iper di Montebello della Battaglia. Andrea Sempio è al lavoro con due colleghe, capelli rasati, guance ombreggiate dalla barba, pullover nero aperto a V con la cerniera, camicia candida. Ha 28 anni, vive a Garlasco con i genitori.

Dopo la squillante iniziativa della difesa di Alberto Stasi il suo nome è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi: secondo la difesa dell’ex bocconiano (condannato a 16 anni per l’omicidio della fidanzata Chiara) la consulenza affidata al genetista Pasquale Linarello ha verificato una “perfetta corrispondenza “ fra il Dna rimasto sulle unghie della vittima e quello di Sempio, ricavato da un cucchiaino e una bottiglietta d’acqua recuperati da investigatori privati. Chiara Poggi viene uccisa nella sua villetta di Garlasco nella mattinata del 13 agosto del 2007. Sempio era, fin dall’infanzia, uno degli amici più stretti di Marco, il fratello minore della vittima, e frequentava l’abitazione dei Poggi.

Andrea Sempio accetta e ricambia il “tu”. Poche parole, tono cortese, accompagnata anche da qualche sorriso. Andrea, tranquillo? Parrebbe. «Si cerca di essere tranquilli. Per quello che si può».

I giornali hanno pubblicato in questi giorni che è stato nominato un avvocato...

«Leggo delle cose. Io non sto parlando. Escono lo stesso delle cose che non dico. Non so come escano. Io poi le leggo». Si capisce che non vorrebbe aggiungere altro, probabilmente ritiene di avere parlato abbastanza. Si dice che per capire come vanno le cose del mondo bisogna morire almeno una volta. Allora meglio morire da giovani. È un abbozzo di citazione dal “Giardino dei Finzi-Conti” di Giorgio Bassani. “Nella vita - dice il padre del protagonista al figlio -, se uno vuol capire veramente come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare ...”. Questa volta Andrea Sempio riesce a ridere mentre commenta: “Bella prospettiva”.

Andrea, come finirà tutto questo?

«Finirà. Finirà».

Una delle colleghe gli si affianca. Un po’ incuriosita, forse anche un po’ protettiva. Prima della stretta di mano di congedo, il giovane indagato accetta il biglietto con i numeri di telefono. «Anche se li ho già», dice:educata allusione alle innumerevoli chiamate ricevute da quando il suo nome è diventato pubblico.