Gambolò, 14 ottobre 2016 - La tecnologia al servizio della fede. Per quanto l’accostamento possa sembrare ardito è quello che potrebbe concretizzarsi a breve a Gambolò dove il parroco, don Paolo Nagari, ha lanciato una proposta in qualche modo rivoluzionaria. Visto che le finanze non consentono di avviare l’attività di una vera e propria radio ma al contempo si è manifestata la necessità di stare vicino a quei fedeli che per diverse ragioni non possono partecipare alla vita della parrocchia, ecco spuntare la proposta: acquistare un ricevitore di un sistema di comunicazione, una spesa di una sessantina di euro, e poter seguire in questo modo non solo le funzioni, ma anche gli incontri e tutte le iniziative che la parrocchia propone. L’idea, giova dirlo, è già stata sperimentata con successo altrove e don Paolo spera di bissare anche a Gambolò.

Il progetto, che è stato denominato «Radio Mia», in questo momento è in fase di avvio. Per fare in modo che si passi dalla teoria alla pratica è necessario che vi aderisca un numero sufficiente di persone, un centinaio almeno per iniziare. «La comunicazione è fondamentale – osserva il sacerdote – ed ecco allora che ho pensato di trovare una soluzione per essere vicino davvero a quei parrocchiani che non possono partecipare alla vita comunitaria. In questo modo vorremmo poter entrare nelle case dei gambolesi e riuscire a creare quel clima di vicinanza che diversamente si rischierebbe di perdere». Don Paolo ha studiato l’operazione nei dettagli, anche con l’aiuto di consulenti e tecnici delle aziende che si occupano di questo tipo di comunicazione, ed è arrivato alla decisione che vale la pena provare. Ha portato il progetto all’attenzione del Consiglio pastorale che lo ha approvato. Ora l’idea di fare di quella gambolese una comunità viva e attiva, passa alla fase attuativa, quella più delicata. Nei giorni scorsi è stata avviata una sorta di pre-iscrizione che determinerà il passaggio alla fase esecutiva. «Il sistema che abbiamo individuato – spiega ancora don Nagari – consente di raggiunere facilmente tutti gli apparati ricevitori collocati nell’arco di un paio di chilometri, di fatto le case di tutti i gambolesi, via etere e senza alcun problema, ovviamente in tempo reale».

Insomma qualcosa in più del solito rapporto sacerdote-fedele, qualcosa in meno di una radio parrocchiale. «Non voglio mancare di rispetto a nessuno – precisa ancora il don – ma a me non interessa fare musica. Devo pensare a come utilizzare gli strumenti che la tecnologia moderna mette a disposizione per conseguire gli obiettivi del mio ministero». Ma «Radio Mia» non sarà utilizzata soltanto per le funzioni religiose. L’idea è di trasformarla in uno strumento aperto alla comunità e utilizzarla per una serie di eventi come conferenze, concerti e quant’altro possa essere ospitato da una chiesa. O dagli spazi parrocchiali, perché la centrale di trasmissione è estremamente maneggevole e può essere spostata senza fatica. Adesso la parola tocca ai parrocchiani 2.0: se la loro adesione sarà soddisfacente, don Paolo conta di poter avviare ufficialmente le trasmissioni nel periodo di Natale.