Garlasco (Pavia), 28 giugno 2017 -  Resta in carcere Alberto Stasi e per lui non ci sarà un processo di appello ter. E' la sentenza della Cassazione che dichiarato inammissibile il ricorso dei suoi legali per riaprire il caso, sospendere la pena e riesaminare in un nuovo processo di appello i testi già sentiti in primo grado. Stasi sta scontando la condanna a 16 anni di reclusione per l' omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007.   "Il rigetto di questo ulteriore ricorso conferma come la sentenza di condanna sia stata emessa all'esito di un giusto processo - spiegano gli avvocati della famiglia Poggi, Francesco Compagna e Gianluigi Tizzoni - grazie alle prove schiaccianti faticosamente acquisite dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano. Anche nei momenti più difficili la famiglia Poggi ha sempre creduto nella giustizia, senza mai cercare giudizi sommari." "Siamo soddisfatti perché è stata confermata una sentenza giusta- ha detto Rita Preda, madre di Chiara -. E ora speriamo che sia davvero finita. Un po' di ansia alla vigilia c'era, è innegabile  ma eravamo fiduciosi. Anche parlando con il nostro avvocato, non ci sembrava che ci fosse qualcosa di cui preoccuparsi. Ora Stasi abbia l'umiltà di dire basta, prendere atto della sentenza e smetterla".

IL RICORSO - Nel ricorso straordinario la difesa dell’ex bocconiano ha sostenuto che nel processo d’appello bis, fossero state “dimenticate” una ventina di prove “decisive” (21 per l’esattezza) che in primo grado portarono all’assoluzione dell’imputato e che avrebbero dovuto essere prese in considerazione anche nel giudizio d’appello. Il professor Angelo Giarda ha chiesto agli “ermellini” romani l’applicazione di un principio fissato dalla Corte europea per i diritti dell’Uomo, di revocare la sentenza con cui, il 12 dicembre 2015, la Suprema Corte confermò la condanna e, di conseguenza, l’annullamento con rinvio della sentenza di condanna pronunciata dalla Corte d’Assise d’appello di Milano, il 17 dicembre 2024. I due legali della famiglia Poggi hanno sostenuto la tesi contraria: la condanna di Stasi era motivata da elementi nuovi, emersi nel corso delle indagini disposte dalla procura generale di Milano. La sentenza di condanna, hanno scritto nella memoria depositata in Cassazione, “si è pacificamente fondata sui nuovi dati probatori acquisiti nel relativo giudizio, attraverso i quali i numerosi indizi già esistenti hanno finito per integrarsi come le tessere di un mosaico”.

(ha collaborato GABRIELE MORONI)