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Tangenti per l'inceneritore Patteggia funzionario Gse

Soldi per allontanare i controlli

Caso Riso Scotti Energia, accolta la richiesta dei legali di Raffaelli. Nell'impianto di energia pulita sarebbero finiti anche legno, plastica, fanghi di depurazione e rifiuti ospedalieri

L'impianto di Scotti Energia sigillato e messo sotto sequestro a Pavia dalla Forestale
L'impianto di Scotti Energia sigillato e messo sotto sequestro a Pavia dalla Forestale

Pavia, 9 febbraio 2012 - Ha deciso di patteggiare una pena di un anno e tre mesi di reclusione. Il collegio dei giudici del Tribunale di Pavia, che aveva deciso di procedere con il rito immediato, ha accettato la richiesta avanzata dall'avvocato di Andrea Raffaelli,funzionario della Gse (gestore pubblico che dà incentivi e sgravi fiscali a chi realizza impianti da fonti rinnovabili) accusato di aver ricevuto dalla società Riso Scotti Energia una mazzetta da 15mila euro per nascondere le irregolarità nell'attività dell'inceneritore del Bivio Vela, a Pavia. Sono state riconosciute le attenuanti del «corretto comportamento processuale dell'imputato» e per la sua incensuratezza. Disposta la confisca dei beni di Raffaelli per un valore di 7.500 euro, oltre all'obbligo di pagamento delle spese processuali sostenute dalla Gse, la società per cui lavorava e che si era costituita parte civile.

«Ora valuteremo quali azioni legali intraprendere - fanno sapere dalla Gse - , ma sicuramente chiederemo alla Riso Scotti Energia di risarcirci i danni che abbiamo subito a causa di questa vicenda». Raffaelli era stato arrestato il 7 giugno nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale Antimafia di Milano e dalla Procura di Pavia, che aveva portato alla scoperta del pagamento di una tangente di 115mila euro da parte della Riso Scotti Energia a funzionari del Gse, società di proprietà del ministero dello Sviluppo economico incaricata di pagare l'energia prodotta dalla società pavese.

L'inceneritore del Bivio Vela sarebbe servito per produrre energia "pulita" bruciando lolla di riso e biomasse, invece - secondo l'accusa - nell'impianto sarebbero finiti anche legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione e rifiuti ospedalieri. Gse, nel maggio 2009, durante una verifica avrebbe scoperto le irregolarità legate all'inceneritore, ma per evitare di perdere gli incentivi legati alla produzione di energia "pulita" (pari a 7 milioni di euro), i vertici della Riso Scotti Energia Giorgio Radice (presidente) e Giorgio Francescone avrebbero dato 115mila euro ai funzionari romani.

I due dirigenti pavesi hanno ammesso le loro responsabilità, patteggiando una pena di 1 anno e 11 mesi (Radice) e 1 anno e 9 mesi (Francescone), spiegando che 100mila euro entrarono nelle tasche di Franco Centili, gli altri 15mila invece li prese Raffaelli. Perciò i due, all'epoca funzionari della Gse, hanno dovuto rispondere in tribunale dell'accusa di corruzione. Sia Centili che il consulente Elio Nicola Ostellino avevano già deciso di patteggiare il 28 novembre.

di Matteo Miglietta

matteo.miglietta@ilgiorno.net

Redazione

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