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Omicidio di Garlasco, Stasi in aula per l'Appello

Si ribadisce innocente: "Non ho altro da dire"

L'ex fidanzato della vittima, un'assoluzione alle spalle e un'accusa che ritorna: essere l'autore del delitto. Neppure uno sguardo con i genitori della ragazza. Protesta del Gruppo cronisti lombardi: telecamere e fotografi sono dovuti restare fuori. Rinvio al 22 novembre

Alberto Stasi (foto Ansa)

 Miilano, 8 novembre 2011 -  E' durata circa due ore la prima udienza del processo d'Appello a carico di Alberto Stasi imputato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Dopo la lettura della relazione del giudice, sono state fissate le prime date del calendario. Si tornerà in aula il 22, il 24 e il 25 novembre prossimo.

 

ALBERTO STASI -  ''E' andato tutto bene''. E' il commento di Alberto Stasi, uscendo dalla porta posteriore dell' aula della Corte d'Assise d'Appello di Milano a proposito dell' udienza di questa mattina. Con un sorriso che lasciava trasparire una certa tensione, ha poi proseguito ''ma questa non è mica un'intervista...'' e quando gli è stato fatto notare che era solo una domanda su come a suo parere fosse andata l'udienza nella quale il giudice a latere ha letto la sua relazione ha ribadito ''è andata bene, e' andata bene...''.

Il giovane imputato per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi ha reso dichiarazioni spontanee per ribadire la sua innocenza. Quando il presidente della II sezione penale della Corte d'Assise d'Appello ha chiesto se aveva qualcosa da dire, Alberto Stasi ha risposto: ''Non ho altro da aggiungere rispetto a quello che ho detto al pm in sede di indagini preliminari'' cioe' che non aveva ucciso Chiara. Nessun saluto, neppure uno sguardocon i  genitori di Chiara Poggi, Giuseppe e Rita. Per i genitori della vittima è lui il colpevole, ma l'ex bocconiano da sempre si difende e anche in aula ribadisce la sua innocenza. Jeans, maglioncino beige e giacca blu, Alberto sfugge a fotografi, giornalisti e telecamere, mentre i genitori di Chiara continuano a chiedere giustizia.

Stasi è uscito dall'aula accompagnato da un pool di quattro avvocati, il professor Angelo Giarda con il figlio Fabio, l'avvocato Giuseppe Colli con una assistente. A presidiare il corridoio dove è passato c'erano parecchi carabinieri del servizio sicurezza del Palazzo di Giustizia. Anche questa mattina, quando con passo deciso l'imputato è arrivato in aula, era passato in ingresso secondario aggirando i giornalisti che lo attendevano. 

 

OFF LIMITS TV E FOTO - L'udienza si tiene a porte chiuse, e per garantire la serenità nello svolgimento dei lavori, come di solito avviene in occasione dei processi a carico del premier, telecamere e fotografi non avranno accesso a Palazzo. Il Gruppo cronisti lombardi, però, ha preso posizione contro questa decisione della Procura generale di Milano. ''Il copione si ripete - scrive il grupo in una nota -: dopo i molteplici divieti imposti nei mesi scorsi a cameramen e fotoreporter durante le udienze dei processi in cui era imputato il premier Silvio Berlusconi, la Procura Generale di Milano ha deciso nuovamente di limitare il diritto di cronaca".

La nota prosegue: ''La Procura Generale ha vietato l'uso di telecamere e di macchine fotografiche all'interno del Palazzo di Giustizia, incurante dei gravi disagi che cio' provochera' agli operatori dell'informazione. Anche in questo caso, come accadde in occasione dei processi al premier, vengono addotti 'motivi di sicurezza'. Preme sottolineare che i cronisti televisivi e i fotoreporter - compresi quelli incaricati di seguire il 'caso Garlasco' - sono professionisti interessati unicamente a garantire la completezza dell'informazione e non certo a creare situazioni che mettano a repentaglio la sicurezza all'interno del Palazzo di Giustizia".

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