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Stalker uccise la fidanzata, condannato a 16 anni e 10 di manicomio giudiziario

L'imputato è stato ritenuto seminfermo di mente e socialmente pericoloso

Il 29 settembre 2011 a Cinisello Balsamo Antonio Passalacqua ha ucciso con 30 coltellate la fidanzata Veronica Giovine. La decisione del tribunale di Monza

L'omicidio di Veronica Giovine; nel riquadro l'assassino Antonio Passacqua (Spf)
L'omicidio di Veronica Giovine; nel riquadro l'assassino Antonio Passacqua (Spf)

Cinisello Balsamo, 15 Gennaio 2013 - Ha ucciso la sua fidanzata con una trentina di coltellate, lasciandola nel suo appartamento in via Rossini con due coltelli infilzati nel corpo. Antonio Passalacqua, pregiudicato di 35 anni di Cinisello Balsamo, è stato condannato per omicidio volontario a 16 anni di reclusione in carcere e poi altri 10 anni in ospedale psichiatrico giudiziario nel processo con il rito abbreviato davanti al giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Monza Alfredo De Lillo. L'imputato è stato ritenuto seminfermo di mente e socialmente pericoloso. Nel processo l'uomo è stato anche condannato al risarcimento dei danni ai familiari della vittima, Veronica Giovine, 34 anni, anche lei di Cinisello, impiegata delle farmacie comunali.

Il fatto risaliva al 29 settembre del 2011 quando la ragazza venne trovata morta dagli agenti di polizia del commissariato di Cinisello nel suo appartamento. Nell’agosto del 2010 Veronica aveva chiamato i carabinieri per denunciare che in seguito ad una lite Antonio l’aveva tenuta prigioniera in casa sotto la minaccia di due coltelli. Una denuncia per stalking poi ritirata dalla donna, che era tornata insieme al fidanzato.

Nonostante fossero tanto diversi: lei con la passione per gli animali e la missione di prestare assistenza agli anziani e agli invalidi. Lui segnato dal consumo di droga, dalle disavventure criminali e da una vita vissuta sempre sul filo del rasoio. Nella casa di Antonio – distante solamente 10 metri da quello della sua vittima - i poliziotti avevano trovato l’uomo con indosso le scarpe ancora macchiate di sangue e lo avevano sottoposto a fermo per omicidio su ordine del pm monzese Vincenzo Fiorillo, accompagnandolo in carcere. Davanti al giudice per l'interrogatorio di convalida del fermo, il 35enne aveva confessato. Il movente: l'ennesima lite perchè Veronica usciva con un'amica e non l'aveva invitato.

Al processo la difesa dell'imputato ha chiesto il processo con il rito abbreviato, subordinato però ad una perizia psichiatrica, che ha concluso per la seminfermità mentale dell'uomo. Una tesi a cui si sono opposti pubblico ministero e difensore di parte civile, secondo cui invece Antonio era perfettamente in grado di intendere e di volere.

di Stefania Totaro

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