La donna venne sequestrata a Milano e poi sciolta in 50 chili di acido dall’ex compagno, un affiliato alla ‘ndrangheta, per punirla per la sua collaborazione con la giustizia
Monza, 22 febbraio 2012 - Il legale della sorella e della madre di Lea Garofalo - la donna che venne sequestrata a Milano e poi sciolta in 50 chili di acido dall’ex compagno, un affiliato alla ‘ndrangheta, per punirla per la sua collaborazione con la giustizia - ha inviato una memoria al pm della Dda milanese Marcello Tatangelo, che rappresenta l’accusa nel processo, nella quale gli si chiede ‘con forza’ di contestare agli imputati l’aggravante dell’aver agito con modalità mafiose.
L’avvocato Roberto d’Ippolito, che assiste la sorella Marisa Garofalo e Santina Miletta, la madre, parti civili assieme alla giovane figlia Denise (rappresentata da un altro legale), nella memoria inviata al pm, e che sarà depositata anche ai giudici nell’udienza del 27 febbario, scrive che non c’è ‘’dubbio alcuno in ordine al fatto che tutti i reati addebitati agli odierni imputati siano stati commessi con modalità d’azione di stampo mafioso e con il preciso scopo di agevolare l’attività di un’associazione di tipo mafioso, segnatamente della cosca di ‘ndrangheta di Petilia Policastro".
Il legale di parte civile chiede dunque al pm di formulare una "contestazione suppletiva", facendo ‘entrare’ nel processo l’aggravante mafiosa. Intanto il dibattimento, dopo la ‘battuta d’arresto’ per il cambio del presidente della Corte che aveva suscitato numerose polemiche (a luglio scadono i termini di custodia cautelare per gli arrestati), dovrebbe concludersi entro primavera, poiche’ sono state fissate udienze a ritmo serrato.