Curatore degli interessi della vittima: l’unico erede è il fratello imputato dell'assassinio della donna, avvenuto nel 2009
Monza, 8 febbraio 2012 - È nata già intricata e non accenna a smettere di ingarbugliarsi la matassa giudiziaria sulla morte di Elvira Monguzzi, la pensionata di 79 anni uccisa il 29 luglio 2009 nella sua abitazione in via Spalto Piodo 4 a Monza da qualcuno che prima l’ha colpita alla testa con un grosso peso della bilancia che l’anziana teneva nel locale lavanderia al piano terreno dove è stata trovata senza vita e poi l’ha finita soffocandola con la sua vestaglia.
Manca un mese esatto all’udienza preliminare davanti al giudice del Tribunale di Monza Maria Rosaria Correra, fissata per l’8 marzo, dove dovrà presentarsi per rispondere di omicidio volontario aggravato Emilio Monguzzi, il monzese di 65 anni fratello della vittima, e intricati risultano anche i preparativi per l’udienza. Il giudice ha infatti nominato il Comune di Monza quale curatore speciale degli interessi di Elvira Monguzzi, che non risulta avere eredi diretti che possano costituirsi parti civili ad eccezione del fratello Emilio (la loro sorella maggiore è defunta).
Tutto secondo procedura penale, se non fosse che Emilio si trova nella veste di imputato per avere ucciso la sorella. Ma non è tutto. Il giudice ha anche nominato al Comune di Monza, rappresentato dal sindaco, un difensore d’ufficio che si costituisca parte civile se il Comune non decida di nominare un legale di fiducia. Un’altra procedura quantomeno insolita perché usualmente il difensore d’ufficio si nomina agli imputati e non alle parti civili. Per gli uffici giudiziari non c’è alcun errore, è tutto in regola. I difensori di Emilio Monguzzi, gli avvocati Anna Casiraghi e Cristiano Viale, nutrono dei dubbi e vogliono approfondire la questione.
Di certo è sempre più confuso Emilio Monguzzi, la cui vicenda giudiziaria non è stata lineare sin dall’inizio, con la Procura di Monza che lo ha indagato della pesantissima accusa di omicidio ma che però non è mai riuscita ad ottenerne la misura di custodia cautelare in carcere per gravi indizi di colpevolezza nonostante abbia sottoposto l’istanza in tutti i gradi di ricorso, dal gip alla Cassazione. Ora non gli resta che decidere se chiedere il processo con il rito abbreviato, ottenendo un eventuale sconto di pena in caso di condanna, oppure affrontare davanti alla Corte di Assise di Monza un processo indiziario perché contro di lui ci sono solo alcune macchie di sangue della sorella trovate sui suoi pantaloni che, secondo una perizia biomolecolare dell’accusa, non sono da contatto ossia ottenute dal fatto che ha sollevato la sorella trovandola a terra ferita, ma da spruzzo ossia ottenute mentre la donna veniva colpita alla testa.
di Stefania Totaro