Vittorio Gatti si schiera contro don Massimo Donghi: "Per i festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità d'Italia io ero in ospedale ma via Facebook non si è fatto problemi a criticare la mia assenza alla cerimonia"
Besana Brianza, 1 febbraio 2012 - «Cosa penso della vicenda di don Massimo Donghi e dell’esposizione mediatica di queste settimane? Chi la fa l’aspetti». Una voce fuori dal coro dei besanesi che si sono schierati a favore di don Massimo Donghi è quella del primo cittadino di Besana Brianza. «Spero che non mi chiedano di esprimere della solidarietà sulla vicenda, perché non credo la concederò – ha sbottato Vittorio Gatti, del Pdl –. Sia chiaro, sono contento che non si sia fatto male, che sia tornato a casa sano e salvo ma non è giusto prendere in giro la gente. Io sono un laico ma ritengo sia doveroso sempre, non raccontare palle».
Rinfocolando i vecchi fasti dei racconti di Giovanni Guareschi, un Vittorio Gatti in versione «Peppone» si è tolto qualche sassolino dalla scarpa parlando della vicenda che in queste settimane ha coinvolto il «don Camillo» besanese. «No, non mi ha mai contestato, non mi ha mai fatto la campagna elettorale contro – è stato il commento sarcastico del sindaco spiegando i precedenti rapporti avuti con il sacerdote. – È risaputo era un censore: ha attaccato Berlusconi e anche me, lo scorso marzo per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Io ero in ospedale ma via Facebook non si è fatto problemi a criticare la mia assenza alla cerimonia».
Ben diverso l’atteggiamento del suo predecessore Sergio Cazzaniga che nei giorni scorsi ha espresso solidarietà la sacerdote. «Il destino di chi si spende per gli altri è quello di constatare, in alcune occasioni, che gli altri dimenticano tutto quello che hai fatto di buono per una sciocchezza. Una cosa è certa, caro Massimo, che quello che hai fatto di buono rimane. Vedrai che, passata la bufera, anche i più insensibili ti chiederanno della paura che hai provato per i tuoi cari e per quelli che erano con te».
di Laura Ballabio