Il volantino di protesta distribuito durante il presidio di protesta sotto le Torri recita: "Da Online a Offline". Senza nemmeno i sussidi il futuro è sempre più nero
Vimercate, 28 gennaio 2012 - Chi finisce dentro quell'elenco è fuori da tutto: dalla ditta, dalla cassa integrazione, persino dall' indennità di disoccupazione. Nessuno la conosce, ma la «famigerata» lista dei 35 licenziati esiste. Da «OnLine» a «OffLine», dice il volantino di protesta. Il dramma si legge sui volti dei lavoratori in presidio sotto le Torri. Chi è «tagliato» non solo perderà il posto di lavoro, ma rischia di non potersi aggrappare nemmeno ai sussidi, perché l'impresa di call center non vuole richiedere la cassa in deroga. E poi c'è la cosiddetta «mobilità povera», ovvero il licenziamento senza indennizzo. «Siamo sulla graticola». «Siamo lavoratori usa e getta, buttati fuori dalla porta senza alcuno scrupolo». In ballo c'è la sopravvivenza di famiglie intere, ci sono da fare i calcoli della disperazione, ci si prepara al peggio.
Vanna Bandini ha 41 anni, una fedeltà all'azienda di 13 anni, due figli e un muro di «spese fisse» che potrebbe crollarle addosso da un momento all'altro: sono 380 euro al mese per l'asilo del piccolo, 800 euro di mutuo. «Come faremo? Mio marito fa i turni, è un operaio: dobbiamo finire di pagare la macchina e non ho parenti che possano aiutarmi con i bambini. La situazione è pesantissima: non abbiamo ancora ricevuto gli stipendi di novembre e dicembre». Accanto a lei c'è un gruppo di colleghe, tante. Le donne sono in maggioranza. Vincenza Ferrari ha 60 anni, il marito è invalido al 100 per cento, lo accudisce grazie al congedo concesso dall'Inps: «Sono 17 anni che lavoro alla OnLine : per essere assunti a tempo indeterminato avevamo anche rinunciato a ferie e tredicesime, ma si sta rivelando tutto inutile. Alla mia età non so come potrò andare avanti, con le nuove leggi non so neanche quando riuscirò ad andare in pensione». Già adesso, con lo stipendio standard, si fa una gran fatica a vivere. «Con 1.000 euro al mese al massimo si può sopravvivere - spiega Alba Malandra, anche lei sulla sessantina -. Devo pagare il mutuo: mio marito fa il rappresentante e in questo periodo il lavoro scarseggia anche per lui. Ho due figli grandi che però devono pensare alla loro famiglia e al mutuo della casa, non posso chiedergli di pensare anche a me».
A ruoli capovolti, quella di Alba è anche un po' la storia di Andrea Rossi, 32 anni e l'urgenza di non pesare sulle spalle di altri, fossero pure i parenti stretti: «I miei genitori sono pensionati e non possono provvedere alle mie necessità in eterno: abito con loro ma volevo uscire di casa, farmi un mutuo, avere la sicurezza di un lavoro. Non potrò fare niente di tutto questo se sarò licenziato». Poco più in là c'è Massimo Viganò, il sindacalista della Filcams Cgil che sta seguendo la vertenza insieme a Fabrizio Camponeschi della Uiltucs Uil: «L'impresa sostiene di aver rinunciato ad alcuni clienti che non reputa abbastanza remunerativi: avendo minori margini di guadagno hanno deciso di ridurre il personale. In ogni caso non possiamo accettare il rifiuto di richiedere la cassa. Stiamo parlando del futuro di lavoratori che per anni hanno contribuito a far nascere e crescere l'azienda: non possono essere trattati in questo modo».
di Marco Dozio