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Autocostruzione associata
10 famiglie abbandonate
dalle istituzioni

Avevano vinto un bando regionale di autocostruzione associata, pensavano di essere privilegiati, in realtà le loro case sono ancora un miraggio. Le famiglie soo state abbandonate da tutti e hanno lavorato più di 1.800 ore

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Cantiere edile (foto Eden)

Besana, 29 ottobre 2010 - Pensavano di essere dei privilegiati, di aver vinto alla lotteria, riuscendo a essere tra i dieci fortunati nuclei familiari che erano stati inseriti nel progetto regionale di autocostruzione associata. In realtà a cinque anni di distanza, la loro casa esiste ma è ancora un cantiere. A raccontare la loro odissea sono dieci nuclei familiari che da cinque anni aspettano che la loro abitazione venga terminata.

 

A Besana è stato individuata e messa a disposizione un’area in via dei Tigli, nella frazione Calò, dove sono state costruite dieci unità immobiliari indipendenti con una superficie di circa 100 metri quadri ciascuna. Al bando di concorso, cinque anni prima, hanno risposto 29 persone. Una graduatoria ha poi individuato i dieci assegnatari e cinque riserve. I prescelti, con circa 1.800 ore di lavoro, hanno acquisito il diritto ad abitare in queste nuove villette a schiera pagando un canone mensile con la possibilità di riscatto dell’alloggio dopo dieci anni.

 

"Siamo vittime dell’ennesimo scandalo all’italiana - ha spiegato Ivano Zingarelli che con Carmine Caputo, Renato Nava e la moglie Maria Teresa Spataro aprono il cantiere –. Da due anni nessuno fa più niente. Non abbiamo novità da mesi e tutte le istituzioni, Comune, Aler e Regione ci hanno abbandonato". Nell’accorso siglato nel 2005 i processi edilizi in autocostruzione dovevano garantire costi di realizzazione compresi tra 800 e 900 euro al metro quadro, con un risparmio del 30-40% sui processi edilizi tradizionali.

 

Armati di badile, cazzuola e soprattutto tanta buona volontà, i pionieri di questa iniziativa hanno dedicato un monte ore che ha superato di gran lunga quello che all’inizio era stato concordato. Nel proprio tempo libero si sono messi al lavoro per effettuare gli scavi, gettare le fondamenta, predisporre le impalcature, effettuare le gettate di cemento armato, predisporre i muri divisori e collocare il tetto. "Siamo preoccupati anche per il tempo che passa. Non ci sono gli infissi e il tempo che inesorabilmente passa sta rovinando anche le fondamenta. Abbiamo un problema serio con le infiltrazioni. Siamo preoccupati perché abbiamo paura che qui cada tutto a pezzi. In questi ultimi due anni non c’è stato nessun intervento nemmeno per tamponare la situazione", hanno raccontato. Sicuramente la bontà del progetto rimane, ma non sono certi i tempi di conclusione del cantiere.

 

"Cosa chiediamo? Di essere ascoltati, di avere dei tempi certi e di portare a termine questo progetto. Vogliamo le nostre case. Sono cinque anni che le aspettiamo. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, le istituzioni no – ha poi continuato Zingarelli, uno degli assegnatari degli alloggi -. Ci sentiamo lasciati soli al nostro destino. Cosa manca? Gli infissi, le finiture e gli impianti, cose che non potevamo e dovevamo fare noi. Non abbiamo intenzione di arrenderci. Continueremo a farci sentire anche se dovessimo andare fino al Parlamento Europeo".

 

Non solo rabbia, frustrazione e sconforto ma anche problemi di tipo pratico come il pagamento delle penali per il mobilio o l’obbligo di uscire dall’abitazione in cui attualmente risiedono, sono scogli insormontabili che le dieci famiglie devono affrontare tutti i giorni. "Molti di noi stanno pagando delle penali. Personalmente dopo l’inizio dei lavori e visto che tutto stava andando bene ho ordinato i mobili – ha spiegato ancora Zingarelli –. Cucina, soggiorno e tutto il resto adesso sono conservati in un magazzino del fornitore e io tutti i mesi pago un deposito".

Laura Ballabio

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