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'Ndrangheta in Brianza
33 gli arrestati
nella maxi operazione

Fra i personaggi eccellenti Annunziato Moscato, i fratelli Marrone, i Calderolo, Belnone e Stagno. Sono stati sequestrati pistole, fucili a canne mozze, mitragliette e cocaina

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Carabinieri di Desio in azione (Foto Brianza)

Monza, 14 luglio 2010 - Una trentina di arresti sono stati eseguiti ieri in Brianza nell’ambito della maxinchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha inferto un duro colpo alla ‘ndrangheta, il cui cuore e braccio armato per tutto il Nord Italia era proprio nel nostro territorio, dove sono stati eseguiti i più ingenti sequestri di armi (14 soltanto ieri fra pistole, fucili a canne mozze e mitragliette) e droga.

 

Ben 1.800 carabinieri del Gruppo di Monza impegnati negli arresti in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del Tribunale di Milano Giuseppe Gennari che vede gli indagati accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, estorsione e detenzione e spaccio di droga.

 

A coordinare il troncone brianzolo della maxinchiesta è stato il sostituto procuratore della Repubblica di Monza Salvatore Bellomo. Tra i nomi eccellenti degli arrestati (in gran parte manovali del crimine), a Desio, Annunziato Moscato, ritenuto dagli inquirenti uomo collegato alla cosca Iamonte di Melito Porto Salvo e capo del gruppo di ‘ndrine stanziato nel Desiano nonché Candeloro Pio, suo braccio operativo e Domenico Pio.

 

Mentre a Seregno le manette sono scattate per Antonio Stagno e Antonino Belnome, ritenuti dagli inquirenti appartenenti alle cosche Gallace-Ruga di Guardavalle, che avrebbero preso il posto di comando lasciato da Rocco Cristello, il pregiudicato calabrese di 47 anni trucidato a colpi di arma da fuoco sotto casa a Verano Brianza il 27 marzo del 2008.

 

Un vuoto di potere colmato dopo feroci contrasti e soltanto con l’intervento della "Lombardia", la cellula della ‘ndrangheta di livello superiore, diretta emanazione delle ‘ndrine-madri della Calabria, che ne investono i responsabili e che ha il compito proprio di dirimere come una camera di compensazione e di mediazione i dissidi dei "locali", come venivano invece chiamati i gruppi di ‘ndrine come quelli di Desio e Seregno, gestiti invece a livello familiare e autonomi sulle scelte nell’ambito delle attività illecite da gestire sul loro territorio di competenza. Come ad esempio è successo per una vittima di usura preso di mira sia da Desio che da Seregno, una lotta tra due "locali" risolta proprio con l’intervento della "Lombardia".

 

Ogni "locale" brianzolo e via via salendo fino ai vertici della piramide alla "Lombardia" fa piombare in un mondo a parte che sembra tornato indietro fino al Medioevo: ogni affiliato ha la sua investitura ufficiale con tanto di cerimonia di affiliazione, la sua carica chiamata "dote" secondo il suo grado di importanza e di potere, che va dalla "stella" alla "crociata", al "trequartino", fino al "mastro di giornata", al "contabile", fino al "caposocietà".

 

La dote più alta è l’"infinito", da cui ha preso il nome la stessa operazione della Dda. Ogni "locale" ha il suo "contabile", una persona che paga gli stipendi agli affiliati, paga le famiglie se gli affiliati finiscono al fresco e gestisce la cassa comune, che si chiama in gergo "bacinella".

 

Nel territorio tra Desio e Seregno il braccio armato della ‘ndrangheta al Nord, dove nel corso dell’inchiesta infatti sono stati sequestrate più armi e droga, soprattutto cocaina, anche esplosivo, auto pronte per commettere omicidi, taniche di benzina.

 

I "locali" di Desio e Seregno, secondo gli inquirenti, gestivano ogni genere di attività illecite: dalla droga, all’usura, alle estorsioni, ma anche gli appalti di movimento terra e pure le infiltrazioni nella pubblica amministrazione. Ma oltre che a Desio e Seregno, gli investigatori in Brianza hanno appurato l’esistenza di "locali" anche a Limbiate e Solaro.

 

Dalle intercettazioni telefoniche video e ambientali sono stati "registrati" almeno una quarantina di summit, anche in ristoranti della Brianza: parlano di doti, cariche, ruoli. L’operazione ha inferto un duro colpo alla ‘ndrangheta locale anche se, come precisato dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, "dalle dichiarazioni degli stessi indagati, sarebbero operativi in Lombardia circa 500 uomini".

 

La trentina di persone arrestata all’alba di ieri in Brianza aveva ognuna precisi compiti, e tutte erano perfettamente integrate e radicate nel territorio. In ogni caso "la presenza diffusa e strutturata è ancora limitata alle medie e piccole imprese", il settore verso cui la ‘ndrangheta si è geneticamente mutata, abbandonando le «tradizionali manifestazioni» come omicidi, sequestri di persona e grandi traffici di droga. Oggi la ‘ndrangheta punta a "forme di controllo sistematico di settori economici", ma ancora "non ci sono elementi decisivi nelle ditte che possono essere capo-commesse negli appalti".

di MARCO GALVANI e STEFANIA TOTARO

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