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HOMEPAGE > Monza Brianza > Boicottaggio Fiat dai giovani del Pdl Anche Monza in piazza con 30 città d'Italia

Boicottaggio Fiat
dai giovani del Pdl
Anche Monza in piazza
con 30 città d'Italia

Il capoluogo brianzolo parteciperà alla "provocatoria campagna embargo popolare", lanciata dalla Giovane Italia a seguito dell’annunciata chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e delle due settimane di cassa integrazione in tutti gli stabilimenti

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Fiat, protesta a Termini Imerese (foto Ansa, Franco Lannino) monza, 27 gennaio 2010 - Anche Monza "arruolata" insieme ad altre 29 città della penisola, per partecipare domani alla manifestazione indetta dal movimento giovanile del Popolo della Libertà a seguito delle ultime vicende che interessano a livello nazionale la Fiat.

 

Domani, 28 gennaio, in oltre 30 città italiane verrà lanciata la "provocatoria campagna embargo popolare per boicottare i prodotti Fiat", proprio a seguito dell’annunciata chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e delle due settimane di cassa integrazione in tutti gli stabilimenti.

 

Ad organizzare manifestazione e volantinaggi in contemporanea, davanti le concessionarie Fiat e le principali piazze italiane, la Giovane Italia, movimento giovanile del Popolo della Libertà.

 

Ad unirsi alla protesta delle città siciliane, quali Termini Imerese, Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Enna e Messina, anche il capoluogo brianzolo.

 

Tra le altre città, Milano, L’Aquila, Perugia, Vicenza, Alessandria, Novara, Verbania, Belluno, Treviso, Varese, Teramo, Bergamo, Avellino, Parma, Massa, Lucca, Forte dei Marmi, Viareggio, Macerata, Urbino, Ancona, Rimini, Mantova, Orvieto, Terni.

 

I militanti della Giovane Italia inviteranno i cittadini a boicottare attivamente l’azienda guidata da Marchionne non acquistando pi automobili, camion, trattori e mezzi industriali di produzione.

 

"L’embargo popolare - scrive il movimento giovanile Pdl in una nota - deve essere allargato anche ai prodotti riconducibili al gruppo Fiat nel campo dell’editoria, banche e finanza, dismettere eventuali titoli azionari o partecipazioni a fondi che possano identificarsi con la Fiat, ritirare i loro risparmi e chiudere i rapporti con gli istituti bancari che hanno Fiat fra gli azionisti".

 

A provocare la protesta le decisioni aziendali giudicate "anti nazionali in quanto il gruppo Fiat continua a delocalizzare la produzione, annunciare la chiusura di Termini Imerese e mettere in cassa integrazione gli operai, a fronte di una massa di miliardi ricevuti in termini di contributi a fondo perduto e di finanziamenti a tasso agevolato, dopo aver beneficiato commesse pubbliche, incentivi fiscali ed ecoincentivi".










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