Monza, 21 febbraio 2017 - Joseph Lasiri spacca. Joseph Lasiri sa soffrire. Joseph Lasiri è un martello. E da sabato sera Joseph Lasiri si è preso la cintura mondiale che ancora gli mancava. A Monza vive un pluricampione del mondo e forse per la prima volta la sua città se ne è accorta. Sabato sera, si diceva. Al Palazzetto dello Sport va in scena la quarta edizione di Ring War, il più grande evento italiano ed europeo dedicato a una disciplina affascinanter e antica come il muay thai, la boxe thailandese. E nella kermesse di sabato al Palasport, in cui si affrontavano atleti provenienti da tutto il mondo (14 gli incontri previsti) si combatteva per il prestigioso titolo della WBC (World Boxing Council) di Muay Thai. Per chi mastica di sport di combattimento, l’ambita cintura verde. In Italia, mai conquistata da nessuno

Ed ecco allora che arriviamo a chi combatteva sabato sera per provare a conquistare questo titolo: il monzese di origini marocchine ma nato e cresciuto al quartiere San Rocco Joseph Lasiri, 25 anni, uno dei più scintillanti atleti che la storia di questo sport abbia mai conosciuto, capace negli ultimi quattro anni di conquistare altrettenti titoli mondiali proprio in Thailandia, la patria di questa particolare boxe. Oltre a due titoli europei, tanto per non dimenticare. L’atleta, che si allena con la De Gym di Sesto San Giovanni di Diego Calzolari, allenatore pluridecorato e C.T. della Nazionale italiana, non ha risparmiato energie nei mesi passati per arrivare pronto all’evento, dividendosi fra sveglie all’alba, duri allenamenti in palestra e un lavoro umile come quello di lavamacchine.

Il suo sfidante era il temibile Mohamed Bouchareb del team Chouk (Francia). E la tensione si tagliava con il coltello sabato quando è andato in scena il match clou di Ring War. Il francese ha toccato subito duro Lasiri provocandogli una ferita al volto che ha fatto temere più volte che l’atleta nostrano dovesse pagare pegno con un ritiro forzato dal ring per le frequenti perdite di sangue. Joseph Lasiri, il “Killer Silenzioso” come è soprannominato, non si è lasciato però scoraggiare e ripresa dopo ripresa (la finale si disputava sulla distanza delle 5 riprese da tre minuti ciascuna) ha picchiato sempre più duro e con il suo stile efficace sul suo avversario, fino a vincere a mani basse il match. Un'ovazione del pubblico (almeno un migliaio gli spettatori presenti) ha salutato alla fine la vittoria dell’atleta di casa, che è stato portato in trionfo fra un tripudio di bandiere italiane e marocchine, il volto segnato dalle ferite subite ma gli occhi felici di chi è campione.