Monza, 29 dicembre 2017 - Non c'è crisi per la Brianza quando supera i confini e si apre al mondo, con i suoi prodotti «locali» sempre più apprezzati a ogni latitudine. Il mobile resta il primo ambasciatore del «made in Brianza» all’estero, nonostante nell’ultimo anno abbia avuto una leggera flessione, ma subito dietro crescono le richieste per tutti gli altri prodotti tipici dell’imprendotoria brianzola, a partire dalla componentistica elettronica della «Silicon Valley» targata Mb, quindi i vari prodotti della manifattura, come lavorazioni in metallo, macchinari ed elementi in plastica

Anno dopo anno, compresi quelli di maggiore stagnazione del mercato nazionale a causa della crisi cominciata nel 2008, ha sempre avuto il segno positivo l’export di prodotti realizzati nelle aziende dei 55 Comuni di Monza e Brianza, un mercato rivolto al resto del mondo che è stato capace di crescere progressivamente dai 7,2 miliardi del 2010 ai 9,1 miliardi del 2016 secondo i dati Istat sul Commercio estero.

Ed è un giro d’affari internazionale che ancora non dà segni di cedimento con un altro +8,7 per cento già registrato nei primi nove mesi del 2017 dalla Camera di commercio di Milano, Monza e Brianza e Lodi, pari a 7,7 miliardi di esportazioni brianzole registrate entro lo scorso settembre. L’arredamento e i prodotti di design della Brianza restano i più richiesti all’estero, con commesse verso i Paesi stranieri che nel 2016 hanno avuto un valore complessivo di oltre 823 milioni di euro, leggermente meno rispetto all’anno prima quando si raggiunse il record di 844 milioni, ma in costante crescita negli anni tanto che 5 anni fa l’export del mobile brianzolo valeva 652 milioni.

Altro settore di riferimento per le esportazioni, e in forte crescita tanto da aver raggiunto nell’ultimo anno il secondo posto per volumi d’affari dopo i mobili, è la produzioni di componenti e schede elettroniche che ha alimentato nel 2016 un mercato dalla Brianza al resto del mondo di 667 milioni di euro, quando solo l’anno prima era di 507 milioni. Seguono le varie aree merceologiche legate alla manifattura «pesante» della, con l’esportazione di prodotti in metallo che è stata nell’ultimo anno di 643 milioni di euro, quindi 587 milioni per macchinari. E poi la Brianza è richiesta nel mondo per «articoli in materie plastiche» venduti per 434 milioni di euro l’anno, e quindi le varie tipologie di prodotti chimici (422milioni per prodotti di base, fertilizzanti o gomme) e soprattutto l’area farmaceutica: i farmaci di base hanno un’esportazione di 400 milioni, mentre medicinali «preparati» sono venduti all’estero per 391 milioni.

E poi c’è tutto il resto del «made in Brianza» con anche il fiuto per gli affari di un territorio che quando c’è da lavorare e far soldi non ha confini ed è capace pure di vendere all’estero «pietre, sabbia e argilla» per 663mila euro, «navi e imbarcazioni» per 280mila euro oppure «strumenti musicali» per 160mila euro. 

E la Brianza ha fatto boom a Singapore o in Malaysia e flop in Francia o negli Stati Uniti nell’ultimo anno. È la geografia variabile dell’export targato Mb, un settore in crescita soprattutto grazie ai mercati meno tradizionali, quelli con i grandi bacini di «nuovi» clienti come i Paesi del sud est asiatico oppure del Medio Oriente, a partire da Iran e Kuwait, ma anche con i Paesi emergenti come Turchia, Corea del Sud o Brasile. Mentre per quanto riguarda i grandi volumi d’affari, quindi le esportazioni dei maggiori prodotti tipici del territorio, la Brianza mantiene una collocazione nel mondo abbastanza stabile, rivolta ai mercati tradizioni con i Paesi europei e le grandi economie, nonostante ci siano alti e bassi ogni anno.

Nella statistica dell’Istat sul commercio estero ci sono anche i dettagli sui singoli Paesi destinatari delle esportazione dei prodotti, uno studio che conferma che i brianzoli sono in grado di arrivare dappertutto quando c’è occasione di fare affari.  In alto in classifica delle destinazioni del «made in Brianza» ci sono sempre i Paesi più tradizionali e vicini, a partire dalla Germania che resta il primo partner commerciale per le aziende brianzole con 1,3 miliardi di euro e in costante crescita negli anni (+76,6 milioni nell’ultimo anno). Segue la Francia per cui l’export brianzolo nel 2016 ha avuto un valore di 931 milioni di euro ma in sensibile calo rispetto all’anno prima (-244 milioni sul 2015) come in diminuzione, anche se in misura più contenuta, sono gli affari con la Svizzera che resta il terzo mercato per i prodotti brianzoli con 794 milioni di export, ma in calo nell’ultimo anno di 54milioni.

Quarta destinazione del «made in Brianza» sono gli Stati Uniti con 597 milioni di euro ma anche loro in calo, poi segue il Regno Unito con 401 milioni e abbastanza stabile, quindi la Spagna con 352 milioni e in lieve crescita. Non è da record il giro d’affari con la Cina, ma probabilmente c’è la soddisfazione per l’impresa prettamente manifatturiera della Brianza di essere capace di vendere prodotti per 260 milioni l’anno al Paese che produce tutto e per tutto il mondo. Ma sono i «nuovi» attori dell’economia globale a fare sentire la Brianza aperta al mondo perché se è finito il boom degli «ex» Paesi emergenti, con un calo dell’export verso Russia, India e Emirati Arabi, sono in forte crescita gli affari con Singapore arrivati a 227milioni nel 2016, oppure Malaysia, Filippine, Iran o Marocco.