Monza, 16 giugno 2017 - Settanta milioni di euro e mille posti di lavoro. Tanto costa alle imprese della Brianza il «mercato dei tarocchi». A stimare i danni causati dalla contraffazione al tessuto produttivo del territorio questa volta è stata l’Unione artigiani di Monza e Brianza. "Poco meno di 7 miliardi di euro all’anno (6,9): è il “fatturato” generato in Italia dalla contraffazione, secondo quanto certifica una ricerca del Censis per il Ministero dello Sviluppo Economico. Una piaga che pesa sulla Lombardia per circa 700 milioni di euro, secondo una stima dell’Unione Artigiani di Monza e Brianza, di cui 70 nel territorio brianzolo", spiega una nota diffusa dall’associazione di categoria.

«C'è da rimanere sbigottiti – spiega il segretario generale dell’Unione Artigiani di Monza e Brianza, Marco Accornero – di fronte a questi dati sconsolanti. Il mercato del falso toglierebbe quasi 19 miliardi di euro complessivi al pil (prodotto interno lordo) e 1,7 miliardi di euro all’erario, tra imposte dirette su imprese e lavoro, e indirette (Iva). Ma il gettito fiscale perso potrebbe assumere anche dimensioni più importanti, fino addirittura a 6 miliardi di euro, se si considera l’intero indotto del dedalo di produzioni che si attiverebbero nell’economia, pari almeno al 2,5 per cento del totale delle entrate dello Stato. Senza contare i 100mila lavoratori in più che si genererebbero nell’economia legale del Paese se la lotta alla contraffazione riuscisse a debellare il fenomeno».

E la contraffazione che nell’immaginario comune tocca soprattutto le grandi griffe è invece un fenomeno che riguarda anche le imprese artigiane. Gli scandalosi dati sul mercato nero delle griffe, interessano infatti anche il mondo dell’artigianato "andando a mettere a repentaglio la catena del lavoro conto terzi, dei subfornitori di qualità che producono per le grandi imprese", dice Accornero che aggiunge: "Spesso dietro ai più conosciuti e celebrati marchi originali ci sono piccole e medie aziende artigiane che producono i manufatti con maestria e cura. Non solo quindi assistiamo a un danno all’erario, a una concorrenza sleale alle imprese e a una truffa ai consumatori talvolta ignari di acquistare prodotti contraffatti, ma anche all’indebolimento di intere filiere vitali per il made in Italy".

Al primo posto tra i prodotti contraffatti, secondo il Censis, ci sono abbigliamento e accessori, per un valore stimato attorno ai 2,2 miliardi di euro. Seguono gli audiovisivi, gli alimentari e l’oreficeria. Solo nel 2016, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno sequestrato più di 25 milioni di articoli falsi, di cui il 24% a Napoli e provincia, il 15% a Roma, il 10% a Catania.

«Occorrono provvedimenti di contrasto alla contraffazione – conclude Accornero – che tutelino le attività produttive sane e legali, a cominciare dal serrato controllo dei semilavorati di importazione, in porti e aeroporti, che poi vengono usati e assemblati in Italia per la realizzazione dei prodotti finiti falsi: accessori, custodie, etichette. Ma anche controlli sul territorio, laddove operano e prosperano le imprese dell’illegalità e il lavoro nero. Arginando, se non debellando, il fenomeno della contraffazione, in Brianza stimiamo che si potrebbero avere fino a mille nuovi posti di lavoro regolari, 10mila in tutta la Lombardia».