Monza, 8 dicembre 2016 - La Provincia farà un ricorso «tutto suo» al Tar della Lombardia per tentare di bloccare l’aggregazione fra la Camera di commercio di Monza con quella di Milano. Ieri mattina infatti il presidente della Provincia, Gigi Ponti, ha firmato un decreto dando mandato di rappresentanza legale (all’avvocato Mario Viviani) per depositare un ricorso al Tribunale amministrativo regionale per l’annullamento, previa sospensiva, del decreto ministeriale che il 13 ottobre scorso ha dato l’ok alla fusione fra le due Camere di commercio. Un ricorso che andrà presentato entro il 13 dicembre (termine ultimo previsto per legge che fissa in 2 mesi i tempi entro i quali impugnare un atto).

Una situazione che si ingarbuglia ulteriormente. Il 13 dicembre sarà infatti il giorno in cui verrà discusso, sempre al Tar Lombardia, il ricorso contro la fusione delle Camere di commercio presentato da Cgil, Cisl e Uil della Brianza. Un’impugnazione alla quale si era accodata (con un procedimento che tecnicamente si chiama «ad adiuvandum») la Provincia che a questo punto «lascia» il ricorso dei sindacati per andare da sola. Impugnazione di Cgil e Cisl e Uil che rappresenta una sorta di «secondo round» visto che il ricorso contro le delibere favorevoli alla fusione prese dalle Camera di commercio di Monza e Milano era già stato discusso l’8 novembre dal Tar. Lì il Tribunale amministrativo aveva stabilito che il ricorso contro le delibere «era superato» essendo intervenuto, nel frattempo, il decreto del ministero dello Sviluppo economico. A quel punto i sindacati, che avrebbero potuto lasciar decadere la causa, hanno rilanciato integrando con «motivazioni aggiuntive» il ricorso davanti al Tar Lombardia la cui discussione avverrà il 13 dicembre. Non solo. Cgil, Cisl e Uil hanno anche presentato un ricorso al Tar del Lazio (regione dove ha sede il ministero).

A questo punto le impugnazioni sono tre. Quella della Provincia fa seguito a un documento approvato, in estate, all’unanimità dal consiglio provinciale dall’assemblea dei 55 sindaci della Brianza per difendere l’autonomia della Camera di commercio della Brianza. Se infatti il Governo ha stabilito di scendere da 105 a 60 Camere di commercio in Italia, è anche vero che Monza aveva i numeri per rimanere autonoma e, in ogni caso, si poteva valutare la possibilità di aggregarsi con altre aree (come ad esempio Lecco e Como). Ma anche qui gli scenari sono cambiati. Con il No al referendum, la legge Delrio sul superamento delle Province e la creazione delle Aree vaste è rimasta «azzoppata». Non a caso, fa notare qualche attento osservatore politico, il nuovo ricorso della Provincia al Tar ha atteso, per essere formulato, l’esito del referendum.