Monza,15 giugno 2017 - “Jump, Jump, Jump”. Sul palco di Villa Reale, i Green Day si preparano a far saltare il popolo monzese. La coda estiva del tour che a gennaio l’aveva visto in scena a Torino, Firenze, Casalecchio di Reno ed Assago porta, infatti, stasera il trio di Berkeley a mettere a ferro e fuoco quella sancta sanctorum del rock estivo che è l’I-Days con l’adrenalina dell’ultimo album “Revolution Radio” e uno spettacolo dalla durata springsteeniana carico di sorprese; dalle incursioni di Billie Joe tra i pubblico ai duetti coi fans tirati sul palco dalle prime file, dal massiccio utilizzo di pistole ad acqua al “mooning” con cui il cantante mostra (solitamente) le terga ai fans. “Too dumb to die”, troppo scemo per morire, canta in una delle nuove canzoni. Ma, a giudicare dal fittissimo calendario estivo, le dipendenze del chitarrista di Oakland sembrano essere roba del passato. «Non sono mai stato tanto felice e così concentrato a… sopravvivere», giura.

I 40 anni del punk e i 45 di Billie Joe sono due buoni anniversari per assicurare una maratona incendiaria. Secondo Armstrong, “Revolution Radio” è, infatti, «un inno alla ribellione contro il vecchio impero». «L’idea m’è venuta tre anni fa, a Manhattan, mentre tornavo a casa», spiega. «Sono rimasto bloccato nel traffico a causa di una marcia di protesta contro il verdetto del Gran Giurì di Staten Island sul caso Eric Garner. Il paese faceva di nuovo i conti con giovani afroamericani ammazzati dalla polizia. I promotori mi hanno detto che la protesta era “solo per giovani”. Ma io che per queste cose mi sento ancora giovane e amo guardare in faccia i ragazzini che scoprono i Green Day la prima volta, mi sono mescolato agli studenti che scandivano in coro lo slogan “no justice, no peace” e li ho accompagnati suonando la batteria e i bonghi. D’altronde sono cresciuto accanto ad un padre sempre in piazza tra i lavoratori. È la persona che ho amato di più in famiglia, perché non era un rivoluzionario, ma solo un uomo che cercava di fare la cosa giusta: per se stesso e per la sua famiglia».

Armstrong, il bassista Mike Dirnt e il batterista Frank Edwin Wright III alias Tré Cool (affiancati in scena da Jason White, Jeff Matika e Jason Freese) sono gli esponenti più fortunati della nidiata after-punk che ha partorito gente come Blink-182, Offspring o Rancid, ma nel loro show sanno mettere forse qualcosa più dei colleghi grazie all’esuberanza del frontman e a linee melodiche a pronta presa. I Blink si esibiranno all’I-Days sabato prossimo, gli Offspring li vedremo a Barolo, Roma e Lignano - tra fine luglio e agosto - mentre i Rancid sono gli altri grandi protagonisti di questa prima giornata del raduno brianzolo, impreziosito pure dalle presenze di due significative band del panorama alternative italiano quali Tre Allegri Ragazzi Morti (alle 17.45) e Shandon (16.30), ma anche dei Twist and Shout (alle 15). Pure i Rancid hanno il loro bravo anniversario da festeggiare a Villa Reale, quello del primo Ep; pubblicato dalla Lookout! Records giusto 25 anni fa con una molotov in copertina e l’eversivo streetpunk che si respirava in quegli anni. Anche se l’album decisivo per Tim Armstrong, Lars Frederiksen (il cognome quello danese della madre Minna, preferito a quello anagrafico Dapello, trasmessogli dal padre Robert, di origini italiane), Matt Freeman e Brett Reed (sostituito nel 2006 da Branden Steineckert) sarebbe arrivato tre anni dopo con l’imprescindibile “… and out come the wolves”, altro riferimento obbligato di una notte tutta da cantare, ballare, sudare.