Nova Milanese (Monza), 12 dicembre 2017 - "Sono tutti bla, bla bla!...". Sbotta subito, Shmuel Rodal, uno dei rabbini più noti, esperti e carismatici nella comunità ebraica di Milano, responsabile della sinagoga di corso Lodi 8, appena sente accostato l’Ebraismo al caso di Mattia Del Zotto. Un accostamento naturale, visto che il 27enne ha motivato il suo folle piano con la decisione di "punire gli impuri", nell’ambito della sua conversione dal Cattolicesimo all’Ebraismo, risalente a circa 3 anni fa e confermata dai genitori.

"L’Ebraismo non c’entra proprio niente con una vicenda di questo genere – sottolinea l’anziano leader religioso –. L’unica cosa che posso dire è che quel ragazzo ha bisogno di un medico, di uno psicologo". Il concetto di puri ed impuri, che il giovane ha tirato fuori nelle sue farneticazioni successive all’arresto è presente nella cultura Ebraica, ma non può esserci nessuna relazione con degli omicidi. "Quel ragazzo non poteva certamente essere in grado di distinguere le persone tra pure e impure – prosegue il rabbino – ma stiamo scherzando? Bisogna essere a un certo livello per poter fare quella distinzione. Mentre quel ragazzo era nelle fosse più profonde, se è arrivato addirittura a uccidere. È come se io, che non ho mai studiato una pagina di architettura, volessi mettermi a costruire un ponte".

Il rabbino, che insegna anche in una scuola ebraica, non ne vuole sentire parlare: "Non sono in grado nemmeno io di distinguere tra puri e impuri, figurarsi quel ragazzo. Le motivazioni del suo gesto vanno cercate nella sua testa". Mattia, in ogni caso, prosegue nel suo percorso. Nel suo studio. Nella sua creazione di un modo tutto suo, particolare, di intendere la religione Ebraica. Per questo, appena arrivato dietro le sbarre del carcere di Monza ha chiesto dei libri sul tema. Con i quali trascorrere le lunghe ore di reclusione. Un po’ come faceva, recluso nella sua camera nella villa di via Fiume, leggendo sullo schermo del suo computer.