Monza, 21 ottobre 2017 -  Si sono svolti nella chiesa Sant’Antonino Martire di Nova Milanese i funerali di Maria Gioia Pittana, la terza vittima del tallio, il micidiale veleno che ha già ucciso il marito Giovanni Battista Del Zotto e la figlia Patrizia. Alle esequie hanno partecipato in tanti, in paese la famiglia era conosciuta e rispettata, una tragedia che ha colpito l’intera comunità. Oltre al figlio Domenico, era presente anche il genero che si trova ancora ricoverato all’ospedale di Desio ma che ha potuto lasciare temporaneamente il nosocomio per assistere ai funerali.

«Senza un nome, senza un colore, senza un perché», così il parroco don Luigi Caimi durante l’omelia ha descritto un dramma che continua a restare un giallo e che ha distrutto un’intera famiglia. In ospedale a Desio sono ancora ricoverati la figlia Laura, il genero Enrico Ronchi e la badante Serafina Pogliani. Le loro condizioni stanno migliorando, gli ultimi esami confermano che i livelli di tallio sono in progressiva diminuzione mentre le indagini strumentali e di laboratorio appaiono rassicuranti. I tre saranno comunque presto trasferiti in un centro di riabilitazione a Pavia dove continueranno a trascorrere la lunga degenza. La Procura di Monza, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, intanto è al lavoro per capire come quel pericoloso metallo sia finito nel corpo delle sei persone

. Lo scorso agosto la famiglia aveva trascorso un periodo di vacanza nella casa di Santa Marizza, in provincia di Udine. Al rientro, dopo qualche settimana, i primi malori. Undici persone controllate, sei ricoverate, tre decedute. Questi i numeri di una agghiacciante vicenda dai contorni tutt’altro che chiari. Si era pensato all’acqua del pozzo, ma i vicini di casa attingevano dallo stesso e non hanno riscontrato alcun problema, si era pensato al purè di patate, ma l’hanno mangiato in tanti, e si era pensato anche agli escrementi di piccione che di tallio pare ne contengano parecchio, ma sarebbe stata necessaria una prolungata esposizione o un contatto costante. Così non è stato. E allora i carabinieri hanno sequestrato pure i filtri dei condizionatori che in quella casa estiva erano sicuramente rimasti accesi, l’ennesima ipotesi tanto per non lasciar nulla al caso. Un incubo iniziato con il ricovero di Giovanni Battista e della figlia Patrizia, malesseri diffusi, una sintomatologia che gli stessi medici definiranno poi del tutto aspecifica anche perché di casi simili se ne sono registrati davvero pochissimi. Problemi di natura gastrica e neurologica, i medici inviano subito gli esami a Pavia dove confermano che si tratta di avvelenamento da tallio. La donna è allergica ai metalli, non c’è nulla da fare. Il 2 ottobre muore lei e muore anche il padre, l’età avanzata insieme ad altre patologie pregresse hanno sicuramente giocato un ruolo determinante. Così come per la moglie, la terza vittima, deceduta dopo circa dieci giorni.