Nova Milanese (Monza e Brianza) 4 ottobre 2017 - Giorni di dolore e incredulità. Ma soprattutto di angoscia, tanta angoscia, per la famiglia Del Zotto. Come un incubo, un tunnel la cui luce ancora non si intravede. "Non capiamo, non capiamo...", è il ritornello di tutti coloro che sono stati improvvisamente colpiti da questa disgrazia. Da questo killer silenzioso, vigliacco. C’è il nome della sostanza assassina, il maledetto tallio, non può esserci un "movente", non è ancora chiara del tutto la causa. Come non è chiaro cosa potrà succedere in queste ore, nei prossimi giorni, dopo già due terribili lutti, quello di Patrizia Del Zotto, 62 anni, e del papà Giovanni Battista, 94.

Domenico, il terzo figlio, insieme a Laura, anche lei ricoverata, arriva davanti alla villetta di via Fiume di Nova intorno a mezzogiorno, in scooter. Dentro, una pattuglia dei carabinieri della compagnia di Desio. Pur provato dalla sofferenza, dai dubbi, dall’angoscia, l’uomo cerca di mantenere lucidità e serenità nel racconto del momento, del recente passato e del futuro prossimo: "Anche io sto aspettando gli esiti dell’esame nei miei confronti – dice -, sono stato questa estate nella casa di Varmo, ero di passaggio, mi sono fermato un giorno. È vero che tutti coloro che sono rimasti intossicati sono stati lì, c’è questa ipotesi dell’acqua, ma il pozzo preleva in falda ed è la stessa acqua che bevono i vicini, che non hanno avuto nessun problema. Quell’acqua è sempre stata buona, normale, non riusciamo a trovare una spiegazione".

Un vero e proprio rompicapo. Anche perché lo stesso sindaco di Varmo, Sergio Michelin, ha escluso il coinvolgimento dell’acqua di falda del suo Comune. Il dubbio, quindi, induce i famigliari a non escludere altre ipotesi, altre piste, nella loro personale indagine, per trovare prima possibile risposte e soluzioni: "Non abbiamo ancora la certezza che il problema sia stato originato durante la permanenza nella casa in Friuli e non qui", dice l’uomo. Anche se gli inquirenti stanno concentrando i maggiori sforzi verso l’abitazione di famiglia a Santa Marizza di Varmo, alcune ulteriori verifiche sono scattate anche a Nova, oltre agli accertamenti immediatamente fatti dai carabinieri.

Intanto la Procura di Monza ha disposto l’autopsia sui corpi di Giovanni Battista e Patrizia Del Zotto. Proseguono gli accertamenti dei carabinieri di Desio, unitamente ai colleghi di Latisana (Udine) per far luce sulla loro morte. Il fascicolo sui decessi è finito sul tavolo del Pm Vincenzo Nicolini, che ha disposto l’autopsia. Ad aiutare gli inquirenti nelle indagini saranno proprio le indicazioni dell’esame medico legale, a seconda che residui del metallo pesante vengano rinvenuti nei polmoni o nel fegato di padre e figlia, che decreteranno se l’avvelenamento da tallio sia avvenuto per inalazione o ingestione.

I tecnici dell’Asl stanno esaminando anche l’acqua proveniente da un pozzo artesiano ad Udine, oltre al cibo sia ad Udine sia a Nova Milanese, dove risiedevano. Il tallio è un elemento metallico. L’avvelenamento da tallio avviene ingerendo o inalando prodotti e sostanze che lo contengono, come insetticidi e topicidi. Possono essere pericolosi anche gli escrementi di piccione, che contengono tallio in grandi quantità.

L’avvelenamento da tallio è provocato dall’assunzione cronica o acuta di questo elemento. Il solfato di tallio è incolore, non ha sapore e si scioglie facilmente in acqua; per questa ragione è stato spesso utilizzato in passato come veleno per commettere omicidi. Commenta Gianni del Pero, geologo ambientalista molto noto in Brianza: "Il tallio è un metallo tossico già in concentrazioni infinitesimali ma nell’acqua sarebbe molto diluito. Più facile invece che possa avere effetti così gravi se ingerito in alimenti".