Nova Milanese (Monza e Brianza), 18 novembre 2017 - Nessuno lo vuole e lo può dire. Nessuno ci vuole credere. «Qualcuno che possa volergli così male? No, dai, impossibile», è il ritornello di amici, parenti, semplici concittadini. Il fascicolo della Procura di Monza è per omicidio e lesioni colpose. Gli inquirenti, è chiaro, non possono escludere nessuna pista. E stanno scandagliando non solo frigoriferi, congelatori, dispense, della famiglia Del Zotto e, collateralmente, della famiglia Palma. Ma stanno cercando anche di ricostruire intrecci, relazioni, interessi. Eventuali dissidi, problemi, rancori, criticità. Interne o esterne al nucleo famigliare. Cosa emerge, finora? A quanto pare, nulla. Una famiglia unita, perbene, apprezzata dai vicini, conosciuta e ammirata sul territorio. Quasi perfetta. Senza scheletri negli armadi. Senza segreti. Ecco quindi che le attenzioni maggiori sono concentrate su che cosa possano avere ingerito (su questo aspetto ormai ci sono pochi dubbi) le otto persone avvelenate, in maniera più o meno grave, dal tallio.

Qualche punto di contatto recente, tra i due nuclei che vivono in via Fiume, i Del Zotto, e in via Padova, i due coniugi Palma, ultimi ricoverati e suoceri di Domenico Del Zotto, è stato riscontrato: qualche caffè bevuto insieme. Una traccia che gli investigatori quindi stanno battendo. Zucchero e caffè sono stati prelevati e campionati, insieme a decine di altri alimenti e bevande, nelle due abitazioni. Per gli ultimi campionamenti, i carabinieri sono tornati nell’abitazione di Domenico Del Zotto e della moglie Cristina Palma, entrambi risultati negativi ai controlli sulla presenza di tallio nell’organismo, come del resto la sorella Patrizia Palma.

Tra le altre cose, prelevati sale, bicarbonato, magnesio. Si cerca di capire se oltre al caffè possano esserci stati altri punti, momenti e alimenti di contatto tra i due nuclei: qualche cosa da mangiare, da bere, per condire, che, partito da via Fiume, è stato donato alla famiglia Palma. Le indagini proseguono con la costante consulenza di medici ed esperti, tutti impegnati giorno e notte a cercare di risolvere l’assurdo caso. E gli specialisti stanno convergendo sulle 24-36 ore precedenti ai primi sintomi come tempistica per l’intossicazione. I primi segnali di malessere di Alessio Palma, 83 anni, e della moglie Maria Lina Pedon sono spuntati intorno al 28 ottobre: è ragionevole quindi che l’ingestione del tallio, mischiato in chissà cosa, possa essere avvenuta intorno al 23-25 ottobre. Ma la casistica in Italia è talmente bassa che è difficile ricavarne dati certi: al Centro anti veleni di Pavia risultano un totale di circa 20 casi registrati.

Le figlie dei coniugi Palma, Cristina e Patrizia, sono state ascoltate dai carabinieri. Ma anche loro non riescono a darsi una spiegazione, a parte qualche caffè non ricorderebbero nessun altro particolare momento o alimento di contatto tra i genitori e la famiglia Del Zotto. I due coniugi sono ricoverati in ospedale a Desio, sotto stretta osservazione. Trasferite a Pavia, Laura Del Zotto e Serafina Pogliani, rispettivamente la figlia e la badante dei coniugi già deceduti. Enrico Ronchi, invece, marito di Patrizia Del Zotto, è stato dimesso.