Nova Milanese (Monza Brianza), 22 novembre 2017 - Cinquante giorni da incubo. Con due nuclei famigliari, contigui, coinvolti. E due cittadine, prima Varmo, adesso Nova. Almeno dieci piste vagliate e tutte, o quasi, cestinate. Otto persone avvelenate, tre delle quali decedute. Cinque ancora ricoverate, tra le quali – è l’ultima, negativa, novità – Enrico Ronchi. È il marito di Patrizia Del Zotto e, a differenza di quanto annunciato settimana scorsa dal dottor Vittorio Baldini, direttore di Medicina Generale all’ospedale di Desio, non è ancora stato dimesso.

A bloccare la decisione il Centro Anti Veleni di Pavia, non del tutto sicuro della scelta, visto che il tallio sarebbe ancora presente in quantità da monitorare nell’organismo del 64enne. E far uscire l’uomo da un contesto protetto, per farlo rientrare in una realtà esterna, non essendo oggi nota la fonte dell’avvelenamento, potrebbe essere un rischio. Quindi, prosegue la cura. Come del resto per Laura Del Zotto e la badante Serafina Pogliani, trasferite a Pavia. Numeri che fanno paura. Altri con i quali gli inquirenti stanno cercando di risolvere il caso, trovando l’equazione giusta. Zero iscritti sul registro degli indagati, con la Procura che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Decine di alimenti e bevande campionate, nelle case di via Fiume 12, dove vivono i Del Zotto, e di via Padova 7, sempre a Nova Milanese, dove vivono i coniugi Alessio Palma e la moglie Maria Lina Pedon, rispettivamente 83 e 81 anni, gli ultimi colpiti dal veleno-killer (in condizioni stabili). «Siamo stanchi, lasciateci un po’ tranquilli», implora la sorella dell’83enne, uscendo in bicicletta, «non sappiamo niente». Dentro le due abitazioni sono stati fatti ulteriori campionamenti, prelievi, controlli. Il nodo a questo punto è capire quali possano essere stati i momenti e gli alimenti di contatto tra i due nuclei. Sarebbero emerse alcune occasioni in cui i due coniugi, genitori di Cristina Palma che è sposata con Domenico Del Zotto, sono stati ospiti della villa di via Fiume. Sotto i fari i caffè bevuti insieme (si attendono i riscontri dai laboratori di analisi) ma anche qualche possibile alimento che i consuoceri, e tutti gli altri intossicati, hanno condiviso. Le due case distano 1.300 metri, in macchina. Solo 1.000 a piedi. Lontane e vicine allo stesso tempo. Vicini 24-36 ore, secondo gli specialisti, i primi sintomi dall’ingestione del tallio: 1 solo grammo può essere mortale. Venti i casi registrati negli ultimi 30 anni dal Centro Anti Veleni di Pavia. E un solo, determinante, interrogativo che rimane aperto: come è possibile che tutte queste persone siano state avvelenate senza la minima traccia?