Seregno (Monza Brianza), 6 Ottobre 2017 -Nel suo negozio di ottico, oggi stanno passando a decine a complimentarsi.  "Bravo Luca, la verità vince sempre". L'assoluzione anche in secondo grado dell'ex assessore Luca Talice, che si era dovuto difendere sei anni fa dalla terribile accusa di aver violentato per anni due suoi ex giovani colleghi di partito - la Lega Nord - ha fatto notizia. "Sono stati anni duri - precisa Talice - ho dovuto abbandonare la politica e ringrazio quella che sarebbe diventata mia moglie che mi e stata sempre vicina  e gli amici veri per essermi stati accanto . Quella notizia mi arrivo' il giorno che scoprii che sarei diventato padre per la prima volta e confesso che fu un colpo terribile. Ora le cose sono cambiate. "Mia madre ci è morta per quel dolore, ma oggi ho due figli e tanto affetto. E ringrazio l'Arma dei carabinieri e tutte le istituzioni in generale  per il lavoro egregio che hanno fatto in questi anni per combattere 'ndrangheta e corruzione. In vetrina nel mio negozio non per caso ho messo un libro dedicato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa". Rivelazioni che si riferiscono al supposto complotto messo in campo per liberarsi di lui, avversario della cordata vincente di amministratori e imprenditori a Seregno. Talice oggi non fa si occupa più politica. Sta in negozio, fra gli occhiali. A restituirgli un po’ di quello che ha perso è stata una frase dei pm di Monza. 

Che frase?
«Quella di Salvatore Bellomo, che ha condotto questa inchiesta e va elogiato, mi ha colpito molto: “A Seregno tutti sapevano, eppure nessuno ha parlato”. Anche secondo me è così, ma volte il cittadino non sa a chi riferire le cose ma ha paura. E poi... se è vero che in tanti sapevano, bisogna anche considerare che non sapevano a chi rivolgersi...».

Ma sugli affari del mattone in tanti a Seregno temevano... Furti strani, colpi di pistola: brutto clima...
«C’erano pure intimidazioni e pestaggi. E una lettera minatoria, mio padre si spaventò molto...».

I giudici di Monza pensano che il suo caso giudiziario faccia parte di questa guerra sul mattone. È vero? 
«Forse. È sempre la storia delle cinque C. La prima è “cocaina”, prima fonte di reddito della ’ndrangheta. La seconda è il cemento: appalti e costruzioni su cui si investono i ricavi dello spaccio. La terza sono i contatti. Cene, feste ed eventi per siglare accordi. E di qui la quarta C, corruzione».

E la quinta?
«Le coincidenze... A chi si accorge di come vanno le cose spesso accade qualcosa e finisce fuori gioco. E quel Pgt di Seregno contro cui mi schierai prevedeva una cementificazione esagerata. Comunqe, se tornassi a quei tempi non farei più politica, forse».