Seregno (Monza Brianza), 8 novembre 2017 - Dodici persone rimaste in balia di tre rapinatori pericolosi, appena usciti dalla galera e armati fino ai denti, uno dei quali alcuni anni fa aveva ucciso una guardia giurata in un conflitto a fuoco. Una mattinata da incubo lunedì nell’ufficio amministrativo di una società contabile nel quartiere San Salvatore. I tre hanno atteso l’arrivo delle impiegate verso le 8 del mattino. Avevano il volto schermato da un passamontagna e guanti. Quindi hanno sorpreso le tre impiegate che si sono viste la pistola puntata contro e in modo aggressivo hanno urlato: "Adesso voi dovete obbedire ai nostri ordini, altrimenti vi uccidiamo".

Le tre dipendenti terrorizzate hanno svolto gli ordini senza aprire bocca. Atterrite dalla paura, sono state costrette a simulare calma e a ricevere i clienti con un sorriso. Una volta varcata la soglia, i commercianti, arrivati negli uffici per consegnare l’incasso, si ritrovavano faccia a faccia in balia dei rapinatori senza scrupoli . I banditi, dopo averli intimoriti con le pistole, li obbligavano a consegnare l’incasso. Quindi uno ad uno, dopo aver legato mani e piedi con un nastro adesivo, li rinchiudevano in due ripostigli. Uno per uomini, l’altro per le donne.

Così, uno dopo l’altro,  sono riusciti a rapinare e a sequestrare 9 negozianti. Dopo aver racimolato un bottino di 41mila euro, i malviventi sono fuggiti, prendendosi tutto il tempo per dileguarsi. Finalmente verso 11.30 dopo uno dei prigionieri è riuscito a liberarsi, a suon di calci contro la parete in carton gesso. Immediatamente sono stati allertati i carabinieri del comando di Seregno. Dopo aver liberato gli ostaggi, e averli soccorsi, i carabinieri di Seregno si sono messi sulle tracce dei rapinatori. Grazie a indagini capillari a 360 gradi a un forte dispiegamento di uomini e di mezzi, in poche ore i carabinieri della compagnia di  Seregno  del capitano Danilo Vinciguerra e quella di  Desio di Mansueto Cosentino sono riusciti a scoprire dove i rapinatori si erano nascosti. Pensando di essere riusciti a far perdere le loro tracce, si erano riuniti nella casa di uno dei tre, a Lissone. Quando gli uomini dell'Arma hanno fatto irruzione nell’abitazione, i tre rapinatori  stavano ancora discutendo su come dividere il malloppo.

I tre ingenuamente hanno utilizzato  un  furgone bianco che avevano usato per fare il colpo, rubato pochi giorni prima in Albania, questo li ha traditi. Non solo. Anche  diverse intercettazioni telefoniche e i fotogrammi di alcune telecamere a circuito chiuso hanno permesso ai carabinieri di spedirli in carcere .