Monza, 14 novembre 2017 - Ombre scure e volontà di mostrare ottimismo. Il dossier Pedemontana, fra le infrastrutture lombarde, è quello che conta e scotta di più. Il prossimo appuntamento col destino per l’autostrada da 5 miliardi di euro è fissato il 4 dicembre. Udienza al tribunale fallimentare per decidere sullo stop alle attività, con la perizia disposta dai giudici che conferma le tesi della Procura: «La società non è in grado di pagare i debiti». A meno di nuovi finanziamenti statali. E proprio la partita dei soldi del Governo è quella più difficile. Perché i circa 1,2 miliardi di euro concessi da Roma sono stati quasi tutti spesi per finire il tratto già aperto fino alle porte della Brianza.

Per quello che manca, i soldi ancora non ci sono. E mentre gli avvocati della società controllata dalla Regione combattono la propria battaglia a Palazzo di Giustizia, si cerca di guadagnare tempo con le banche. Ieri, all’inaugurazione del raccordo fra A4 e Brebemi, inevitabile un commento del presidente della Regione, Roberto Maroni, sul futuro dell’opera a rischio crac. «Costa di più non concluderla che costruirla», ripete il governatore, citando l’ex presidente della società Antonio Di Pietro. «Siamo impegnati a completarla – dice –. Per l’udienza sono fiducioso che il fallimento non ci sarà. Se così fosse, siamo pronti a chiedere subito all’esecutivo la firma di un secondo atto aggiuntivo». Ovvero, la richiesta dei sospirati finanziamenti. Non si conosce la risposta del ministro delle infrastrutture Graziano Delrio, presente ieri a Brescia, che mesi fa aveva detto: «Per Pedemontana neanche un euro in più».