Solaro, 28 dicembre 2017 - Tra i luoghi che i carabinieri della compagnia di Desio stanno cercando di setacciare, per scavare nella vita di Michelangelo Redaelli, spezzata a 54 anni, settimana scorsa, da una pugnalata dritta alla gola, c’è anche il bar di Varedo, alle “quattro strade“.  Dove l’uomo si trasformava ed era l’opposto, o quasi, del Redaelli «sempre solo, taciturno e ombroso» descritto dai vicini dell’abitazione di via Parini 1 a Solaro, dove è stato trovato sgozzato sabato notte.

«Qui veniva quasi tutti i giorni - racconta il giovane barista, cinese, che parla molto bene l’italiano -. Ho saputo della tragedia da due clienti, ma non so come sia successo e perchè. Hanno preso l’assassino?». No, per il momento. Gli uomini guidati dal capitano Mansueto Cosentino, coordinati dalla Procura di Monza, ci stanno lavorando senza tregua, fra tabulati telefonici, testimonianze, telecamere, accertamenti sugli ultimi spostamenti, contatti e affari.  «Era un cliente abituale - spiega il barista - il caffè, le sigarette, poi si metteva a parlare con tutti. Non beveva, non giocava. Era conosciuto da tutti, chiacchierava di qualsiasi cosa, soprattutto di calcio: era molto tifoso del Milan».

Anche nei giorni precedenti all’appuntamento con la morte, non era mancato: «A me è sembrato tranquillo, come sempre - ricorda il barista -, non ho notato nulla di strano, nessuna preoccupazione particolare: se ne aveva, le mascherava bene. Giri strani? Non so, non credo. Qui dentro non ha mai creato problemi, ma non posso mettere la mano sul fuoco su quanto facesse fuori da qui».