Seregno (Monza e Brianza), 2 ottobre 2017 - Tutto ufficialmente comincia nel 2010, con l’inchiesta Infinito, anche se a dire il vero i primi lampi a far luce su una pervasiva presenza della ‘ndrangheta in Brianza si erano già visti negli anni appena precedenti. Nel 2008, un vecchio partigiano con la sua denuncia aveva dato infatti il “la” a un’inchiesta della Polizia provinciale di Milano: con Star Wars – questo il nome – si era scoperto che nei terreni della verdeggiante Brianza gli affiliati della cosca Tegano seppellivano tonnellate di rifiuti, anche tossici. La maggior parte dei quali provenienti da aziende lombarde. Desio e Seregno (in misura minore Briosco) i luoghi prescelti. E forse non era un caso. L’ex partigiano vede crescere giorno dopo giorno davanti alla propria abitazione un cumulo di terra sino a diventare una vera e propria collina. Dietro c’è un gruppo di criminali che fa capo alla cosca Tegano e che, rimpinzando i propri scagnozzi di cocaina, scavano la terra per seppellirci i rifiuti. La chiamano la Gomorra della Brianza e in cella finiscono 8 persone. È solo l’inizio. 

Un anno dopo i carabinieri di Monza scoperchiano altri affari: si tratta dell’operazione Isola, che vede in prima linea il gruppo che farebbe riferimento a Marcello Paparo di Isola di Capo Rizzuto. Paparo, trapiantato a Brugherio, facendo da paciere con le cosche storicamente rivali dei Nicoscia e degli Arena – o almeno questo dicono gli inquirenti - ha messo le mani su alcuni settori molto remunerativi, che vanno dal facchinaggio al movimento terra. Le cosche controllano appalti importanti, come quelli dell’Alta Velocità ferroviaria e della quarta corsia dell’autostrada A4. Al processo in realtà però l’appartenenza di Paparo alla ‘ndrangheta cadrà, il soggetto è colpevole di alcuni reati ma non di associazione a delinquere di stampo mafioso.  Il terreno in Brianza appare comunque ormai caldo.

E si arriva al 13 luglio del 2010 quando - copyright dei carabinieri di Monza agli ordini del colonnello Giuseppe Spina e del sostituto procuratore Salvatore Bellomo - va in scena Infinito, la madre di tutte le inchieste: oltre 300 arresti in Italia, 160 solo in Lombardia, una cinquantina in Brianza. La ’ndrangheta, grazie ad almeno 16 locali attive in Lombardia, controlla traffico di stupefacenti, riciclaggio, estorsioni, usura, operazioni immobiliari, movimento terra. Da una costola di Infinito, denominata Tenacia, i carabinieri mettono alla berlina una grande azienda diventata capitale sociale della ’ndrangheta: si tratta della brianzolissima Perego Strade (poi Perego General Contractor), che si occupa di sbancamenti terra, lavori di asfaltatura, demolizioni, raccolta rifiuti.

E, quando ne avverte la necessità, la ’ndrangheta spara, uccide, brucia: almeno 130 gli attentati scoperti e soprattutto 5 gli omicidi eccellenti commessi. Da quello di Rocco Cristello nel 2008, a cui si deve l’investimento di 40 milioni di euro nel Cinamercato di Muggiò, fino a quello del capo della ’ndrangheta lombarda Carmelo Novella, che aveva avuto l’ardire di coltivare un progetto autonomista per sganciare le cosche lombarde dalla terra madre calabrese. Pagherà con la vita. A farlo fuori nel 2008, il giovane boss rampante Antonino Belnome e il suo braccio armato Michael Panajia. Ed è proprio indagando su questo delitto eccellente che i carabinieri annodano le fila che portano all’inchiesta Infinito.