Seregno (Monza), 30 settembre 2017 - La "variante" che ha favorito gli interessi del costruttore Antonio Lugarà era «legittima» e rientrava nel corretto esercizio delle sue funzioni di sindaco. Così chiede di tornare in libertà. Si è difeso, negando le accuse nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, Edoardo Mazza, ormai ex sindaco di Seregno, ai domiciliari per corruzione nell’inchiesta della Procura di Monza e della Dda di Milano su infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mondo della politica e dell’imprenditoria in Brianza.

Due ore d’interrogatorio, in Tribunale a Monza, in compagnia del suo difensore, Antonino De Benedetti. «Il sindaco ha fatto sentire la sua voce, era tranquillo e determinato nelle spiegazioni – ha detto l’avvocato – Ha chiarito la sua posizione, il suo punto di vista e ha evidenziato delle criticità che dal nostro punto di vista sono emerse nell’inchiesta in merito alla ricostruzione dei rapporti con il costruttore e all’iter amministrativo del progetto». Rispetto alla frase intercettata di Mazza «ogni promessa è un debito», che secondo gli inquirenti era relativa alla promessa fatta dal sindaco all’imprenditore Antonio Lugarà di agevolarlo, l’avvocato ha detto che il suo assistito «ha precisato anche quella», nel senso che l’approvazione come «atto dovuto e legittimo» era stata sospesa dal rinnovo delle elezioni amministrative nel 2015. «Una definizione poco elegante», per il legale, la considerazione del pm monzese Salvatore Bellomo sul rapporto tra Lugarà e Mazza definito il «suo zerbino». L’avvocato ha presentato istanza per la revoca dei domiciliari, su cui dovrà pronunciarsi il gip Pierangela Renda. Secondo l’accusa formulata dalla Procura di Monza, Mazza sarebbe stato eletto grazie a un pacchetto di voti sicuri rastrellato sul territorio dall’imprenditore edile Antonio Lugarà, ora in carcere. In cambio avrebbe garantito al costruttore il via libera della giunta comunale di Seregno alla realizzazione di un centro commerciale nell’area cosiddetta ex Dell’Orto di Seregno. Uno scandalo che ha portato alle dimissioni dell’intero Consiglio comunale di Seregno, ora gestito dal commissario prefettizio Antonio Cananà. Il vicesindaco Giacinto Mariani e Lugarà, definiti dagli inquirenti i veri «dominus» della vicenda, sono già stati interrogati e hanno respinto le accuse, sostenendo a loro volta di avere agito «in piena legittimità».