Cronate d'Adda (Monza Brianza), 9 settembre 2017 - Turisti ci sono già, ma la riapertura del Naviglio fra Cornate e Paderno farebbe schizzare i visitatori alle stelle. Parco Adda Nord, Regione e Comune hanno deciso di buttarsi nell’impresa, approfittando delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla scompasa di Leonardo, nel 2019.

In questo scorcio di Brianza tutto parla di lui. Compreso il canale, trait-d’union di quel sistema di vie d’acqua che progettò in pieno Rinascimento e che tutti – compresa la fondazione “Riaprire i Navigli” di Milano – vorrebbero rimettere in funzione per produrre ricchezza. Cornate è uno snodo fondamentale dell’antico sistema di navigazione, che parte dal lago di Como e arriva all’ombra della Madonnina. La via è sempre la stessa, da allora. «Riaprirla costerà 15 milioni», dice il sindaco, Fabio Quadri. Dalle favolose centrali Esterle e Bertini, allo Stallazzo, passando per la Rocchetta fra vestigia romane, macchie di vegetazione e cascate, amate dai canoisti. «I Navigli sono l’opera del futuro, in grado di rendere sostenibile la viabilità e soprattutto di promuovere e produrre turismo», aggiunge. A inizio anno la Regione ha approvato una mozione per promuovere un protocollo di intesa con Palazzo Marino, che contenga come punto essenziale la dichiarazione congiunta di voler riportare in vita i canali e predisponga una proposta che possa dare il via all’ «opera strategica». Cornate si è inserita. E ora, il Parco Adda Nord cala l’asso, un atto di indirizzo dedicato, e promette di fare sistema attorno al progetto. Ieri, l’annuncio che la maratona è partita. Il polmone verde si impegnerà a fondo nel restauro e ce ne vorrà, visto che il Naviglio di casa è fermo dal 1930. «Attualmente – così l’atto di indirizzo – un tratto in buone condizioni, è utilizzato sin dal 1895 dalla società Edison per il prelievo dell’acqua dal fiume Adda, necessaria per alimentare la centrale idroelettrica “Bertini”; un successivo tratto di mille metri circa, abbandonato, è stato recentemente ripulito da sterpaglie ed arbusti da volontari. La parte rimanente, 1200 metri, è abbandonata e percorsa da acqua sorgiva». 


L’appello per rimboccarsi le maniche è a 360 gradi: la struttura è bene demaniale, ma le realtà interessate a un intervento sarebbero molteplici. «L’area è stata teatro in questi ultimi anni di tantissimi interventi di valorizzazione turistica: sono stati realizzati percorsi, cartellonistica e belvedere protetti». Infine, ancora l’atto: «Con il recupero del Naviglio si coglierebbero importanti benefici per l’intero percorso dell’Ecomuseo “Adda di Leonardo” (che ha sede qui) e in genere per tutta l’area del Parco Adda Nord, rendendo ancora più attrattivo il territorio, e con l’obiettivo di ampliare la proposta turistica e valorizzare la risorsa idrica con finalità formative». Il “dossier Naviglio” diverrà a breve delibera, da far girare in tutti i consigli comunali-soci del polmone verde.