Aicurzio (Monza e Brianza), 2 gennaio 2017 - Millesettecentocinque. Agosto. Le nuvole offuscano il cielo anche se l’aria è tanto calda da bruciare la pelle. E nei campi attorno a Campegorino, piccola frazione di Aicurzio, si vive una tensione quasi elettrica. Quel giorno però non ci sono pastori che portino a brucare le loro greggi in quei terreni. Quel giorno lì si ritrovano faccia a faccia due grandi eserciti. Francesi e Spagnoli da una parte, Austriaci e Piemontesi dall’altra. Stanno combattendo duramente, in Italia e non solo, per uno dei conflitti più sanguinosi d’Europa: la guerra di successione spagnola. Carlo II di Spagna, alla sua morte, non ha lasciato eredi e si è aperto così uno delle più importanti conflitti europei del XVIII secolo. Per il predominio in Europa si ritrovano a battersi Francesi, Austriaci, Tedeschi, Inglesi, Olandesi e anche Piemontesi.

E l’Italia è solcata da eserciti in arme: le battaglie sono sanguinose e, come accade sempre in quei frangenti, a farne le spese maggiori sono i territori percorsi dalle truppe. Accade così, in quell’anno del Signore 1705, che anche un piccolo territorio come quello che si estende fra gli abitati di Aicurzio, Bernareggio, Sulbiate e Verderio si ritrovi per l’ennesima volta a temere l’arrivo dei soldati. A paventare il saccheggio e la devastazione di territori abitati da incolpevoli contadini, con i loro campi, gli armenti, le loro casette e fattorie. La gente è terrorizzata, e insieme estenuata. Pensa alle razzie che ha già subito tante volte, alle rapine, agli stupri. Il sangue degli innocenti. E si raccoglie in preghiera. Le due schiere armate all’improvviso irrompono a Campegorino. I soldati allineati, i cavalli che scalpitano, le armi in pugno. Accade però qualcosa di inconcepibile, di imprevisto, di miracoloso.

Sulla scena fa la sua comparsa un terzo esercito. Uomini in arme con una caratteristica che li rende misteriosi: non portano insegne, non hanno divise riconoscibili. Non parlano. Non si sa a quale degli schieramenti in campo possano appartenere, ma si dirigono all’unisono, come se fossero arrivati proprio per quello, contro entrambi gli eserciti, quello francese e quello austriaco, sino a poco prima pronti a scontrarsi. E alla vista di questi strani e misteriosi soldati... i due eserciti nemici voltano le spalle e si danno alla fuga. Terrorizzati. Non ci sarà più alcuna battaglia, non ci sarà alcun sacco nella terra di Aicurzio. La gente del posto tira un sospiro di sollievo. Nessuno sa a chi appartenga quello strano esercito che, dopo aver messo in fuga le truppe austriache e francesi, si è volatilizzato come nel nulla. Nessuno conosce quei soldati. Nessuno li ha mai visti.

Ma forse non sarebbe esatto dire così. Perché la gente di Aicurzio e di Campegorino in realtà comincia da subito a raccontare una storia. E ci crede davvero: quei soldati sono sangue del loro sangue, sono i loro trisavoli, i loro parenti. E sono “usciti” - sarebbe proprio il caso di dire - da Campegorino. Dove oltre ai pascoli ci sono due vecchi cimiteri, realizzati nei secoli passati per dare riposo ai morti di peste, alle vittime delle pestilenze del 1576 e del 1630.

Soldati fantasma – perché di quello si tratta – un’Armata delle Tenebre uscita dalle fosse quel giorno per salvare i propri compaesani. La gente di crede, si diceva. E trova abbastanza in fretta anche una spiegazione a cui aggrapparsi per dare ragione di una storia insieme bella, struggente ma anche inquietante. A muovere quell’esercito formato dalle anime dei trapassati di Aicurzio non può che essere stato Dio, ovviamente. Attraverso il Crocifisso che da sempre era stato messo a guardia della Cappelletta al cimitero degli appestati.

Da allora nasce un ricordo devozionale che ha attraversato i secoli, e che ha portato alla costruzione di una chiesa, di un campanile e alla realizzazione di un dipinto in cui rivive ancora oggi l’incredibile leggenda di Campegorino. Questa l'iscrizione che accoglie ancora oggi i visitatori appena varcato l'ingresso del Santuario di Campegorino, ai piedi di un dipinto che racconta il misterioso miracolo che un giorno salvò queste terre: «È liberata la terra de’ Curcij da imminente sachegio essendo prodigiosamente comparsa a vista de’ soldati nemici una formidabile armata vicino questo Oratorio, per il che spaventati si diedero alla fuga, havendo sachegiate molte terre vicine nell’anno 1705».