Monza, 7 ottobre 2017 - Carmine Granato, licenziato dalla KFlex, ora fa il pizzaiolo. A 62 anni ha investito i 33mila euro di buonuscita strappati dal sindacato ai proprietari della multinazionale di isolanti di gomma per aprire un suo locale. Nella nuova avventura ha coinvolto il genero, Ciro Di Francesco, socio dell’attività e primo piazzaiolo, le due figlie femmine, Anna e Rosa e la nipote Sara. «I soldi dell’incentivo non bastavano. Abbiamo investito nell’impresa tutti i nostri risparmi, nella speranza che tutto vada bene».

Carmine non ha dimenticato i sei mesi di lotta al presidio, passati sotto la tenda da gennaio a giugno nel tentativo di salvare la fabbrica di Roncello. Nel volantino dell’inaugurazione, avvenuta il 29 settembre, ai piedi del Vesuvio è stato scritto il numero 187: «Sono i colleghi licenziati insieme a me», racconta dentro la sua pizzeria di via Silvio Pellico, che da buon napoletano ha chiamato Spaccanapoli. A 62 anni quest’uomo ha dovuto ricominciare da zero: «Se tutto va bene andrò in pensione tra 5 anni e nel frattempo si deve vivere», spiega. La sera dell’apertura ha invitato tutti i suoi ex colleghi: «Non ci siamo mai persi di vista. I mesi passati in strada a lottare hanno lasciato il segno». Degli altri compagni di lavoro, esuberi finiti in mezzo ad una strada, tanti ancora cercano una sistemazione: «Anche un altro lavoratore, come Carmine, si è messo in proprio, 40 sono stati ricollocati in altre aziende chimiche», racconta Matteo Moretti, il sindacalista della Cgil che ha organizzato la resistenza civica contro una società che dopo aver preso milioni di soldi pubblici per andare all’estero, ha chiuso l’unico stabilimento italiano.

La K Flex è un impero con stabilimenti di produzione negli Usa, Polonia, Russia, Malesia, Dubai, Cina, India e Gran Bretagna. Fabbricano ogni tipo di isolante per impianti che gestiscono caldo e freddo per il settore navale e ferroviario, solare, antincendio, acustico e petrolifero. Il gruppo ha puntato molto sulla internazionalizzazione, sostenuto dallo Stato: il 75% dei prodotti è venduto fuori dall’Europa. E ad un certo punto ha calcolato che non era più conveniente tenere aperta la fabbrica di Roncello. Gli effetti sono stati pesanti: «Dei 187 operai lasciati a casa 140 stanno ancora cercando un nuovo lavoro», ricorda Moretti. «Questa pizzeria è dedicata anche a tutti loro. Vuole essere un segno di speranza e di rinascita», manda a dire Carmine, che da giovane ha frequentato la scuola alberghiera. Poi ha lavorato in sale da ballo e navi da crociera. Quindici anni fa è arrivato in Brianza a fare l’operaio per la K Flex «chiamato da un amico che già ci lavorava». Era il papà di Ciro, diventato suo genero. L’idea sembra funzionare: «Nel primo week end di apertura abbiamo avuto un boom di prenotazioni. Da una cosa brutta ne è nata una buona».