Besana (Monza e Brianza), 11 novembre 2017 - A poco più di 20 anni ha preso in mano i “destini dell’azienda di famiglia”. Un’attività old economy: imbianchino. A Besana. Una piccola attività che rischiava come altre migliaia di essere travolta dalla crisi scoppiata nel 2008. Meno soldi in giro. Meno clienti. Più difficoltà a essere pagati per il lavoro fattoChe fare? Diego aveva messo mano alla tastiera e con una connessione a internet, creando un sito e un blog aveva rilanciato l’attività diventando un caso famosa in tutta Italia e non solo. «L’imbianchino 2.0». Così Diego Mulfari fra interviste, riconoscimenti, collaborazioni con i più grandi colossi della rete sembrava destinato a “sfondare in Italia” e invece una decina d’anni più tardi (oggi ne ha 33) per "poter vivere dignitosamente" ha deciso di emigrare in Polonia.

Perché l'ideatore dell'imbianchino 2.0, esperienza simbolo della capacità dell'uso di internet nel rilancio di un'attività old economy, con competenze digitali (corsi e le esperienze con formaper, camcom e google) è stato costretto a "scappare" in Polonia?

"Purtoppo la percezione e i budget delle piccole aziende, oltre che la pressione fiscale, non permettevano a un giovane freelance come me di vivere dignitosamente in Italia. Inoltre, entrare nelle multinazionale dalla porta principale (in Italia) era per me quasi impossibile. Concorrenza altissima e pochi posti disponibili. Ho trovato una terza via. Lavoro per Accenture qui a Cracovia come Italian Customer Care Representative". 

Cosa ti offre la Polonia che in Italia non hai trovato?

"La Polonia offre a un expat italiano numerosi benefit, una costo della vita proporzionale al mio stipendio. Qui riesco a svolgere una vita dignitosa. A Milano con 1300 euro al mese e l’affitto di una stanza mi rimanevano soltanto i soldi per fare la spesa e poco altro".

Quando uno pensa ai "cervelli in fuga" pensa all'America, all'Inghilterra... difficilmente alla Polonia che qui (sbagliando) vediamo ancora come un Paese "arretrato". Solo una decina d'anni fa sarebbe stato impensabile migrare in Polonia per un Italiano (al massimo il contrario). Cosa è cambiato in questo poco tempo?

"Credo che in questi dieci anni la Polonia abbia fatto passi da gigante. Ha beneficiato dei fondi europei e ha mantenuto la moneta nazionale. Risultato? Le multinazionali qui investono e creano posti di lavoro. L’economia è in crescita strepitosa e entro il 2020 ci saranno numerosi posti di lavoro vacanti. L’Italia non ha una politica industriale, non investe sui giovani e non crede nell’innovazione. La Polonia al contrario ha investito sulle infrastrutture e ha attirato numerose multinazionali".

Burocrazia, mentalità, paese vecchio? Quali i problemi maggiori che ti hanno spinto a emigrare?

"Purtroppo in Italia per me non c’era via d’uscita: le piccole aziende non avevano budget da investire in comunicazione e marketing ed era molto difficile entrare a lavorare per una multinazionale. Ero inoltre stufo di sentire la parola “crisi economica”, ero stufo di fare il volontario per i Comuni brianzoli che pensavano solo a mettersi in bella mostra e a prendere i contatti generati dai nostri eventi (targati brianzarestart.it)". Ero stufo della cultura retrograda italiota e della chiusura al cambiamento.

Sia in Italia che in Polonia hai "contratti a termine"... non è dunque la stabilità il problema ma le prospettive?

"Credo che la parola stabilità lavorativa non esista più. Esiste però una politica e una economia che si adatta al mercato del lavoro in continua evoluzione. Qui in Polonia si trova lavoro mediamente in un mese. In Italia non meno di un anno. Spero di averti risposto".

Conosci altri nelle tue condizioni o sei un caso unico?

"Ho colleghi e amici che sono emigrati da ogni parte dell’Italia, per le motivazioni di cui sopra. E il numero aumenterà sicuramente nei prossimi anni. E’ un processo inevitabile dalle le condizioni del lavoro in Italia".

Cosa offre la Polonia a uno come te?

"La Polonia mi offre una vita dignitosa, una multinazionale per la quale lavorare, una città fantastica in cui vivere (Cracovia) e un’aria internazionale da respirare a pieni polmoni (anche per l’aria, quella vera, è tra le più inquinate d’Europa, purtroppo). La Polonia mi offre uno stipendio dignitoso e la possibilità di essere indipendente a livello finanziario. Posso andare a mangiare la pizza tutti i sabati sera, come facevano i miei genitori ai tempi d’oro nel Belpaese".

Infine un classicone: cosa ti manca dell'Italia? Saresti rimasto qui se le condizioni e le opportunità lavorative fossero state diverse?

"Dell’Italia ovviamente mi mancano famiglia e amici. Sicuramente sarei rimasto se le condizioni e le opportunità lavorative fossero state diverse. Purtroppo in Italia non c’è uno spirito nazionale, non c’è voglia di cambiare davvero. C’è un continuo mantenimento dello status quo da parte di un popolo disgregato e una classe politica attaccata ai benefit della poltrona, da troppi anni. Una stagnazione che porta a un continuo impoverimento culturale e uno spolpamento delle aziende sane, sempre più costrette a svendersi per pochi spiccioli ai grandi investitori. Impossibilitate a crescere".