Monza, 19 giugno 2017 - Musica e polemiche. Gli I-Days al Parco di Monza continuano a far parlare. Nel bene e nel male. Nel bene di un cast stellare che Indipendente Concerti é riuscita a mettere in scaletta a Monza. Nel male di una gestione del pubblico che ha stremato anche i piú duri. Only the brave. Con il caldo torrido e le scorte d’acqua distribuite con attese anche di un’ora e mezza. É la nota stonata che sta riempiendo il day after, lasciando in ricordo “un’esperienza da non ripetere”. E ci mancava pure il fuori programma dello spray al peperoncino a rovinare la festa dei ragazzini arrivati in massa per Martin Garrix e Justin Bieber. In delirio per loro ma anche per gli ospiti vip, da Fedez e Chiara Ferragni a Fabio Rovazzi, dai Pantellas a Federica Panicucci, e pure per un Al Bano (in versione papà) a dispensare selfie e saluti “papali”. Peccato.

Perché finalmente Monza non è piú il paesone di provincia all’ombra di Milano e dei suoi live a San Siro, che oltre il Gran premio di Formula Uno esce dai riflettori. Peccato perché ora si sta cliccando e twittando solo di quel poco che non ha funzionato. Poco ma essenziale quando il termometro scotta e non sei in grado di dissetare e sfamare il pubblico dei grandi eventi in tempi sopportabili anche ai fisici meno allenati. In quattro giorni sono arrivate oltre 207mila persone. Il sabato dei Sum 41, dei Blink 182 e dei Linkin Park ha messo a dura prova il “piano di accoglienza”: 80mila sul pratone della Gerascia, giá da giorni bruciato dal sole e ancora piú polveroso arrivato a domenica notte. Ci penseranno gli organizzatori a rimettere l’erba verde a tempo debito, sistemando pure il vicino Roccolo. Non appena l’area concerti sará ripulita dai rifiuti e liberata dal sontuoso palco.

É il prezzo da pagare. Ma del resto, questo è un Parco nato per intrattenere e divertire. La musica è questo. La musica, diciamolo, mica inquina. Gli spettatori di più. Chiamando agli straordinari gli addetti alla raccolta non soltanto nel Parco ma anche all’esterno, nelle vie attorno al Parco, prese d’assalto - soprattutto a fine concerti - da un fiume ininterrotto di persone. Anche se in tanti hanno preferito utilizzare il treno e in 23mila, nei quattro giorni, hanno approfittato del passaggio (a pagamento) della navetta nera che faceva la spola tra la stazione ferroviaria di Monza e l’ingresso di Vedano del Parco. Mentre ai posteggi ritagliati nelle zone periferiche della città per tenere lontane le auto dal centro e dai confini del Parco, sono arrivate quasi 12mila macchine.