Monza, 19 maggio 2017 - I debiti, le valutazioni del Comitato di sorveglianza regionale delle sperimentazioni, le delibere della Giunta Maroni e gli  "importanti rilievi di legittimità dei contenuti dell’atto regionale" sollevati dal Collegio sindacale dell’Asst di Monza: è il pm Franca Macchia della Procura di Monza a coordinare le indagini che, l’11 maggio, hanno portato gli uomini della Guardia di Finanza negli uffici della Fondazione Monza e Brianza per il bambino e la mamma, di Regione Lombardia e dell’Azienda socio-sanitaria territoriale di Monza. Bocche cucite. Tutto è avvolto nel più stretto riserbo. Il lavoro degli investigatori è appena iniziato. Per il momento è stata acquisita tutta la documentazione sul progetto di sperimentazione pubblico-privato del Dipartimento materno-infantile e della onco-ematologia pediatrica al San Gerardo, alla sua rimodulazione imposta da Regione e al piano di rientro dai debiti che la Fondazione ha accumulato nei confronti dell’ospedale già a partire dal 2009, anno in cui è stato avviato il progetto.

L’inchiesta è partita d’ufficio, alla luce dello "scontro istituzionale" fra Regione e Asst di Monza sul piano di salvataggio della Fondazione sostenuto dalla Regione. Ma al momento non ci sarebbero indagati né ipotesi di reato. Secondo la Direzione regionale Welfare, mantenere in vita la Fondazione è l’"unica alternativa alla liquidazione dell’ente". Soluzione, quest’ultima, che provocherebbe "danni erariali di cui dovrebbero rispondere Regione, Asst di Monza e Ats Brianza". Perché "si produrrebbe nel bilancio dell’Asst una perdita certa dell’importo oggi a credito che verrebbe stralciato, con un automatico aumento di costi per il sistema sanitario regionale". Secondo la Regione, la rigidità dell’Asst deriverebbe da un giudizio del Collegio sindacale "frutto di una lettura troppo veloce degli atti".

La questione è delicata. Perché si parla di soldi pubblici. E sui debiti, i conti non tornano. Perché sarebbero 8 milioni per Regione e Fondazione, oltre 13 milioni secondo l’Asst. A cui si dovrebbero aggiungere anche i 5 milioni e mezzo che la Fondazione si è impegnata a versare per la ristrutturazione dell’ospedale. Il tutto con "l’indeterminatezza delle garanzie della Fondazione, presupposto per la prosecuzione della collaborazione senza che l’ inesigibilità dei crediti verso l’Azienda possa comprometterne l’equilibrio di bilancio".