Monza, 23 luglio 2017 - Un presidio sindacale sotto le finestre del Palazzo di Giustizia di Milano e una "gufata collettiva" da parte del comitato no Pedemontana. Saranno in molti ad aspettare l’esito della prima udienza, fissata per domani mattina davanti al giudice Guido Macripò, sulla richiesta di fallimento depositata dalla Procura di Milano e sottoscritta dai sostituti procuratori Pellicano, Polizzi e Filippini, che ipotizza che Apl (Autostrada Pedemontana Lombarda) si trovi in difetto del requisito di continuità aziendale e versi in stato di insolvenza.

Anche nel 2016 il bilancio ha chiuso con una perdita di esercizio, che si è comunque fermata a meno 7 milioni e 782mila euro contro i 22 milioni e 631mila del 2015, mentre l’80 per cento dei contributi pubblici arrivati è già stato bruciato per realizzare solo un terzo dell’opera. Il basso traffico, scoraggiato dalle tariffe alle stelle, non incoraggia i finanziatori e le banche stanno alla finestra: per poter concludere servono almeno altri 3 miliardi. Ad aggravare i conti di Pedemontana, c’è poi lo spettro delle riserve da altri 3 miliardi presentate da Strabag, l’impresa che ha vinto l’appalto per la seconda parte delle opere.

"Il tempo a disposizione è ormai alla fine", denuncia il sindacato Cub Trasporti, annunciando il presidio dalle 10 alle 12 di lunedì. Il timore è che i guai di Pedemontana possano portare al tracollo anche Serravalle, che finora ne è stata il salvadanaio. "Il livello di indebitamento di Milano Serravalle, legato in particolar modo agli investimenti relativi alla controllata Autostrada Pedemontana Lombarda, comincia a farsi sentire in maniera sempre più palese sulle attività di ordinaria gestione e manutenzione della rete e del servizio autostradale - sostiene il sindacato -. Si deve imporre all’amministrazione e soprattutto alla proprietà, che non risponde alle nostre richiese di incontro, un confronto per determinare un cambio di strategie di Milano Serravalle per cercare di salvare i livelli occupazionali e il bene pubblico che la concessionaria rappresenta".

Intanto il coordinamento "no Pedemontana" lancia alle 11 di domani una grande gufata collettiva per il fallimento della società. "A prescindere dalle decisioni che verranno assunte, Pedemontana è già fallita - dice il coordinamento -. Pedemontana è un’opera vecchia, faraonica e costosa, insostenibile innanzitutto sul piano ambientale, inutile dal punto di vista della mobilità e un fiasco dal punto di vista economico. Non abbiamo certo atteso la magistratura per opporci a questa opera, ma se il tribunale deciderà per il fallimento ben venga".